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Istituti tecnici, per Bianchi sono la salvezza di tanti studenti: le aziende a caccia di persone specializzate

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“Ci sono molte sperimentazioni per portare la scuola secondaria a quattro anni, ma serve un cambiamento profondo – ha concluso – la prima riforma è ripensare la filiera tecnico professionale fino all’Its, e poi dobbiamo ripensare a portare la scuola superiore a quattro anni, su questo ci sono delle sperimentazioni”: le parole sono quelle del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, pronunciate il 19 novembre all’assemblea di Confindustria Veneto Centro, e riguardano l’interesse sempre limitato per la formazione studentesca negli Istituti tecnici.

Ancora alta la dispersione

Intervenendo sul tema della formazione, dell’orientamento e della riforma degli Its, il ministro ha detto che “in alcune parti del paese ci sono differenze che minano l’unità del paese, ci sono troppi ragazzi che non finiscono gli studi, non certamente in Veneto che ha tasso di dispersione al di sotto della media europea”.

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“Uno dei nostri obblighi – ha sottolineato Bianchi – è ricucire il paese allineandoci verso l’alto, per questo serve puntare su una formazione che duri tutta la vita”.

“Dobbiamo riqualificare il nostro personale scolastico – ha aggiunto Bianchi – anche chi è andato all’estero poi torna, dobbiamo pensare alla qualificazione delle nostre università”.

Poche ore prima, intervenuto su facebook a Uno Mattina, su Rai 1 per parlare del PMI Day di Bergamo, sempre Bianchi aveva ribadito l’importanza degli istituti tecnici superiori e la possibilità di ampliarli con i fondi del Pnrr, pari ad un miliardo e mezzo che andranno alle scuole.

La fortuna di chi svolge gli Its

“Innanzitutto, gli Istituti tecnici superiori – ha ricordato Bianchi – sono dei corsi di due anni, dopo il diploma. Quello che stiamo facendo è rafforzare tutta la filiera della scuola tecnica professionale, diciamo dai 14 ai 19 anni. Questa è una cosa importante, bisogna rilanciarli perché negli ultimi anni” questi istituti “sono un po’ deperiti”.

Invece, ha detto ancora, “la gente non è più interessata a fare una scuola tecnica anche se è stata la base della nostra crescita industriale negli anni Cinquanta e Sessanta”.

“Dopo questa scuola di 5 anni si possono fare due anni di Istituto tecnico superiore dove si farà metà a scuola e metà in impresa. Un sistema duale – ha sottolineato Bianchi -, come in Germania e in molti paesi del mondo”.

Ma qual è l’effetto attrattivo di queste scuole? “Primo – ha risposto il ministro – che il 90 % dei ragazzi trovano un lavoro entro tre mesi ma soprattutto trovano il loro lavoro, quello per cui hanno studiato. L’attrattiva per le imprese” invece “è che troveranno subito persone in condizioni di studio, capaci di lavorare subito nel mercato del lavoro”.

Riferendosi alle esperienze degli studenti in azienda, Bianchi ha detto che “innanzitutto bisogna conoscersi: serve che gli studenti conoscano le imprese e che le aziende conoscano i ragazzi”.

Le imprese oggi hanno bisogno di persone che siano specializzate ma anche molto flessibili e che siano creative, perché siamo in una fase di straordinario cambiamento. Il modo migliore è accompagnare i ragazzi, sin dalle scuole medie, a vedere cosa e a come si stanno trasformando le imprese”.

L’incontro con le aziende…

“Noi stiamo offrendo molte possibilità agli studenti, ma anche alle imprese. Perché è vero che le imprese incontrano gli studenti ma i ragazzi devono incontrare le imprese. Devono avere altrettanto entusiasmo nel vedere un mondo in trasformazione – ha aggiunto Bianchi – . La cosa più importante è questa: noi abbiamo una grande tradizione di Pmi in Italia, sono il tessuto connettivo non solo dell’economia ma anche della società italiana, e sono oggi in una fase di in cui si stanno rinnovando molto, stanno cambiando”.

“Oggi ragazzi – ha continuato – avete questa possibilità: vedere le imprese. Di vedere come si stanno trasformando e quanta innovazione c’è dentro. Di vedere, soprattutto, un mondo in movimento. Quindi è importante, è un momento di orientamento che vuole dire cercare l’oriente, ovvero capire dove vogliamo andare”.

L’invito agli industriali

“Ora mi rivolgo invece agli imprenditori: grazie moltissimo per aver aperto le imprese ai nostri ragazzi. In questo momento è molto importante tornare ad avere la possibilità di un Paese che dialoga, e dialoga con tutti – ha sottolineato Bianchi – . Le PMI sono il tessuto connettivo, sono i fili che tengono insieme il nostro Paese, non solo l’economia ma anche la società. Le piccole e medie imprese sono centrate sulle persone e le persone vuol dire la scuola: ragazzi e ragazze che crescono“.

“Questa è la cosa di cui si ha bisogno – ha proseguito il ministro -. A livello mondiale oggi c’è grande incertezza nell’economia che può essere affrontata solo ed unicamente avendo più senso di comunità. Oggi le imprese si aprono e noi scopriamo con grande gioia che sono anche luoghi di educazioni, quindi Grazie. Faccio un invito a Confindustria: moltiplichiamo i ‘PMI Day’ in Italia, creiamo ancora più occasioni di incontro e di conoscenza”, ha concluso il ministro.

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