E’ vero, l’istruzione parentale in Italia, negli ultimi anni è in forte crescita, ma nonostante questo, studi affidabili e dati oggettivi dimostrano chiaramente la difficoltà di molti genitori ad educare i loro figli, soprattutto in certe ‘educazioni’, in particolar modo nell’educazione sessuale.
Sarà stato per questo che il Ministero dell’Istruzione (e del merito) si è deciso (è da anni che se ne parla) a proporre un disegno di legge (approvato per ora dalla Camera dei Deputati) riguardante proprio l’educazione sessuale (e affettiva) nelle scuole.
Così almeno sembrava, in un primo momento.
In realtà il disegno di legge verte sul consenso informato in ambito scolastico e precisa la necessità del consenso informato preventivo delle famiglie riguardo le attività extracurricolari e in quelle rientranti nell’ampliamento dell’offerta formativa (PTOF) relative alla ‘sessualità’.
Questo in sintonia con l’art. 30 della Costituzione e con il Patto educativo di corresponsabilità tra scuola, genitori e studenti (patto che dovrà quindi essere aggiornato).
Nulla di nuovo allora per quanto concerne l’educazione sessuale. Non si introduce, direttamente, nel percorso curricolare, una disciplina relativa alla ‘sessualità’ (non ci sarà un docente di educazione sessuale). Tutto allora continuerà ad essere lasciato alle iniziative dei singoli Istituti che, se vorranno, attraverso progetti extrascolastici (guidati da ‘esperti’) o interventi di ‘esperti’ all’interno delle normali lezioni mattutine, potranno offrire agli studenti ‘elementi’ di educazione sessuale (ed affettiva).
Fermo restando che, durante le lezioni, il docente di scienze, seguendo il programma o le linee programmatiche nazionali, potrà (pensiamo anche senza il permesso dei genitori) affrontare il delicato ‘argomento’ o, ugualmente, nelle lezioni ‘sparse e disordinate’ della ‘disciplina’ di Ed. alla cittadinanza qualche riflessione sul tema affettivo-sessuale potrebbe essere proposta agli allievi.
Insomma, nulla di nuovo.
Ciò che invece ci preme sottolineare è il comportamento ‘invasivo’ di non pochi genitori. Se da un lato, considerata la difficoltà di educare i loro figli in tempi così complessi (difficoltà giustificata) delegano gran parte di tale gravoso compito alla scuola, dall’altro cercano, ‘spalleggiati’ anche dalle Istituzioni, di inserirsi sempre di più e oltre il dovuto nelle dinamiche della scuola.
È un’azione penetrante e profonda che arriva a dettare ai docenti (e ai Dirigenti) modi, tempi, contenuti, forme, metodi della didattica e (capita anche questo) a ‘imporre’ la valutazione finale. Infatti, benché i ‘decreti delegati’ non abbiano più la partecipazione genitoriale di un tempo, i genitori (o almeno alcuni genitori) sono sempre più presenti e protagonisti negli organi collegiali della scuola (anche oltre lo ‘spazio di manovra’ loro consentito) condizionandola in maniera sensibile (non sempre nel modo più giusto e appropriato) e assumendo quindi un ruolo di ‘potere’ non di rado esagerato, ‘improprio’, perfino controproducente e comunque non previsto dalla stessa normativa (è bene che ci sia nella scuola la componente genitoriale, ma la sua azione deve trovare dei limiti chiari e precisi).
La componente genitoriale è oggi ben presente ad ogni livello della struttura scolastica. I genitori sono nel C.I.S.P.I. (discutibile novità di una recente riforma), nel Consiglio di Istituto, nei Consigli di classe e interclasse, nei processi di inclusione (P.E.I.) e, certamente, nel dialogo (conflitto) durante l’ora di ricevimento o al momento della ‘consegna’ delle pagelle.
Possiamo anche assistere alla nascita di ‘comitati di genitori’ o vedere i genitori riuniti in assemblea (è un loro diritto) per discutere proposte e problemi scolastici o presenti in vari incontri ‘informali’ (momenti di confronto all’entrata/uscita da scuola dei ragazzi, feste, eventi o altre occasioni importanti della vita della scuola). Non dimentichiamo poi il ruolo delle famiglie con figli ‘fragili’ per confermare o meno, per l’anno successivo, il docente di sostegno avuto nell’anno scolastico passato (le regole del diritto si ‘piegano’ alle simpatie o alle sensazioni di genitori e ragazzi). Lo stesso ‘placet’ della famiglia perché il figlio frequenti le lezioni di Educazione religiosa evidenzia la ‘forza’ dei genitori nell’educazione dei figli (certo l’art. 30 della Costituzione). Ma come si può capire la civiltà dell’Occidente (e per contrasto le altre civiltà) senza un minimo di conoscenza del Cristianesimo?
Forse bisognerebbe cominciare a considerare la disciplina religiosa uguale alle altre discipline, fermo restando che non si vuole obbligare nessuno a nessuna conversione. Certo l’idea di un’Alleanza educativa tra scuola e famiglia per il benessere e il successo formativo dei ragazzi è affascinante.
Quando però la famiglia diventa ‘cliente’ (che sempre ha ragione), ‘cliente invadente’ (contestazioni, conflitti, T.A.R.) e viene messa costantemente in discussione la professionalità del docente (fino ad un’inversione dei ruoli), allora questa meravigliosa ‘alleanza’ fallisce e con essa la scuola tutta. Bisognerebbe riconfigurare tale ‘alleanza’, rivederla o abolirla. “Via i genitori dalla scuola, avvocati perenni dei figli, preoccupati solo della loro promozione, non della loro preparazione”.
Così, in un intervento pubblicato su Tecnica della scuola, si esprimeva il Prof. Galli della Loggia (pensate sia l’unico ad avere questo desiderio, purtroppo irrealizzabile?). Però, se l’Ed. Sessuale si ritiene imprescindibile per una crescita piena ed armonica dei ragazzi, non si dovrebbe avere nessun consenso preventivo da parte delle famiglie, si fa e basta.
Andrea Ceriani