In questi giorni non si parla d’altro: è stato ucciso lo scorso 10 settembre negli Stati Uniti Charlie Kirk, attivista di destra, durante una conferenza in un’Università. Il fatto ha smosso le coscienze: l’uomo aveva solo 31 anni e lascia una moglie e due figli piccoli e per molti è considerato un martire in quanto ucciso per le sue idee politiche.
Anche se il killer, a quanto pare, sarebbe un ragazzo di 22 anni che non avrebbe idee di sinistra, anzi. Sarebbe cresciuto, come riporta RaiNews, in un ambiente repubblicano estremista. C’è comunque anche chi, specialmente a sinistra, ha addirittura esultato per la morte del giovane attivista.
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha condannato la tragedia, definendola uno spartiacque. “Quello che sta accadendo mi ha colpito come mai mi era accaduto. Mai, da trent’anni a oggi. C’è un prima e un dopo”, ha detto a Il Corriere della Sera.
Per questo il leader della Lega crede che bisognerebbe parlare di questo clima teso ai giovani: “Per me il dopo sarà parlare direttamente e in maniera diversa ai giovani. Domani stesso manderò una lettera ai presidi delle superiori e ai rettori: mi metto a disposizione per andare a parlare nelle scuole e nelle università. Partendo certo dal mio lavoro di ministro, dalle vite dei ragazzi, dal codice della strada. Vorrò ascoltarli, soprattutto coloro che non la pensano come me”.
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