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L’inutile trattativa sulla mobilità

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Lena Gissi, nuova Segr. Gen. della Cisl Scuola, ha emesso ieri, 3 febbraio, un comunicato per giustificare la scelta di contrattare con Miur sulla mobilità.
Si nota subito, nel comunicato, il tono difensivo, giustificativo, molto simile a una “excusatio non petita accusatio manifesta”, tono che però non riesce nel suo scopo, non convince, ottiene l’effetto opposto. Tutti sappiamo benissimo, e sanno anche in casa Cisl Scuola, che nessun accordo sindacale potrà modificare la legge n. 107/2015. Chi crede nella contrattazione postuma o è molto ingenuo, o è stato ingannato, oppure non è in buona fede e vuole giustificarsi e ingannare altri.
Non ha perciò fondamento, né senso affermare: “Le storture della legge 107 non si correggono con le chiacchiere [questo è ovvio], ma lavorando sodo sul terreno che è tipico dell’azione sindacale, quello della contrattazione”.
Quindi l’avviata contrattazione sulla mobilità è solo una finzione, un espediente tattico per simulare attività sindacale in atto, per mettere in vetrina immagini e manichini di buoni e proficui rapporti fra sindacato e ministero, per reciproca conferma di esistenza come agenti contrattuali.
In particolare a Miur e Governo servono o sono comunque utili timbri e imprimatur sindacali anche su alcuni aspetti secondari (quali e come è poi da vedere) che possano però essere presentati come sostanziale accettazione, presa d’atto sindacale, se non resa e “cedimento o avallo ai contenuti della legge 107” (proprio quello che Lena Gissi dice di voler escludere!).
Va precisato che non appare corretto affermare: “Altri preferiscono prendere di mira i sindacati che contrattano ….”, non ci sono pregiudizi contro questa o quella sigla, ma critiche fondate, documentate, anche severe sui risultati delle contrattazioni che risultano assenti, inadeguati o peggiorativi. È forse azzardato o scorretto ipotizzare che se la scuola tutta è nelle condizioni in cui si trova, un pochino, pochino di responsabilità è anche dei sindacati “rappresentativi”? E poi i sindacati siedono divisi (o non uniti), bastonati, senza credibilità, disarmati al mitico tavolo delle trattative.
• Divisi o non uniti perché la loro aggregazione non è strutturata, si realizza nel sottoscrivere comunicati e nell’andare insieme alla trattativa. Non risultano fra loro accordi sottoscritti né relativi alla struttura dell’unione o unità, né sulle richieste e posizioni rispetto a ministero e governo. Ministero e governo così risultano in vantaggio e alla ricerca della sigla più arrendevole e compiacente. Ammesso, e non escluso del tutto, che qualche sigla non sia già da prima d’accordo con il Miur, pronta a rompere il fronte e fare accordi separati.
• Bastonati perché il Governo ha fatto tutto da solo la riforma, quindi senza ascoltarli e godendo anzi della loro esclusione (i risultati della riforma finora sono pessimi, ma questo è un altro discorso, non importa, si troverà modo di dar la colpa magari proprio ai sindacati stessi e ai docenti).
• Senza credibilità per loro omissioni, mancanza di strategia, esitazioni, sottovalutazione della contro-parte e delle categorie rappresentate (docenti e ata). Il 5 maggio – con lo sciopero riuscitissimo – potevano stoppare la “buona scuola” e anche mettere in seria difficoltà e far saltare il governo, ma l’opportunità sfumò, se la fecero sfuggire di mano per incertezze, o incapacità, o scelta, o accordi taciti, o inciuci. Ricordiamo che le 5 sigle “rappresentative” aderirono allo sciopero di una trentina di altre sigle e organizzazioni solo all’ultimo momento, forse nel timore che riuscisse senza di loro e forse proprio per neutralizzarlo. Risulta anche certo che alcune sigle, a livello locale di RSU, fecero propaganda esplicita contro l’adesione alla protesta. Poi le solite 5 sigle “rappresentative” non vollero aderire allo sciopero dei sindacati di base del 13 novembre, che pure avrebbe potuto riaprire la partita, cambiarono obbiettivo: il contratto, anzi i contratti della P.A., invece della 107, e preferirono salutari passeggiate cittadine disertate, ma con bandieroni a nascondere gli assenti. Ora, oggi, mentre è in atto la trattativa, quale credibilità hanno verso i rappresentati, e quale forza disponibile contro il ministero?
• Disarmati soprattutto per mancanza di credibilità, oltre che di strategia, e per gli errori commessi e non ammessi né riconosciuti. Dati gli accadimenti recenti, non possono certamente chiamare allo sciopero la categoria, come pure avevano ipotizzato. Ed è per questo che, per cercare di contrastare il concorso a cattedre e difendere i precari che insegnano da anni, hanno programmato a giorni, per il 12 febbraio, (pensate!) una “mobilitazione unitaria davanti alle prefetture”. Gissi: “contrattare sulla mobilità è scelta giusta, utile e coerente. Non si facciano regali al Governo”, di Cisl Scuola – 3 febbraio 2016 La trattativa in corso sulla mobilità non è un cedimento né un avallo ai contenuti della legge 107, ma l’esatto contrario. Se riusciremo a concluderla nel pieno rispetto dei punti di intesa fin qui raggiunti avremo ridotto certamente l’impatto negativo di norme che non ci piacciono, su cui continua il nostro impegno per ottenere modifiche, ma che nel frattempo esistono: conviene a qualcuno lasciare che l’Amministrazione sia messa in condizione di applicarle, indisturbata, così come sono scritte nella legge? Sicuramente non alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola, che sanno bene come le contestatissime disposizioni su ambiti e chiamata siano frutto della 107, non di una trattativa contrattuale. Contrattare ci dà invece l’opportunità di riprenderci spazi di intervento su una materia come la mobilità, che per sua natura va disciplinata in via negoziale e che non si capisce perché dovremmo regalare a interventi unilaterali del Ministero. Non regge, sul piano logico prima ancora che politico, la tesi per cui occorrerebbe concentrare ogni sforzo su altri versanti, soprattutto su quello di iniziative referendarie. Ammesso che sia questa la via da imboccare, e a prescindere dai suoi possibili esiti, i suoi tempi di percorrenza sarebbero tali da non avere nell’immediato alcuna incidenza. Trasferimenti e passaggi si farebbero, nel frattempo, applicando sic et simpliciter ciò che sta scritto, nero su bianco, nella legge. Davvero un grande risultato! Le storture della legge 107 non si correggono con le chiacchiere, ma lavorando sodo sul terreno che è tipico dell’azione sindacale, quello della contrattazione: è quello che stiamo facendo, insieme a tutte le organizzazioni presenti al tavolo di trattativa. Lo riteniamo un dovere verso i lavoratori che rappresentiamo e un atto di coerenza con la battaglia che stiamo conducendo da mesi, e che continua, contro un’idea sbagliata di scuola. Altri preferiscono prendere di mira i sindacati che contrattano, riproponendo con monotonia l’unica musica che conoscono. Dividere in nome dell’unità è da sempre il loro sport preferito. Un sindacato vero non diserta mai la contrattazione: la rivendica e la esercita. E ci pensa su almeno tre volte prima di indicare come nemico da battere le altre organizzazioni. Infatti chi sta prendendo di mira la trattativa in corso, con nessun rispetto per la realtà e pochissimo per la logica, non è un sindacato, è qualcos’altro”