Il modello delle gite scolastiche è ormai in crisi? A quanto pare sì e ci sono alcune classi di alunni maggiorenni che stanno optando per una soluzione alternativa: partire da soli, senza docenti accompagnatori.
Quest’anno, il tetto di 140mila euro per istituto per tutti i viaggi di istruzione ha messo in difficoltà dirigenti scolastici e insegnanti che per stare nel budget hanno proposto mete vicine e raggiungibili in giornata o con solo un pernottamento. Ma molti alunni, appunto, non ci stanno.
Una classe quinta liceo bolognese, come abbiamo scritto, ha deciso di fare da sé: i ragazzi sono partiti per Parigi autonomamente, non con la scuola. Come loro altre sei classi. I ragazzi sono partiti lunedì e sono tornati il venerdì, quando sarebbero dovuti essere in classe.
“È iniziata durante un consiglio di classe – spiega il rappresentante degli studenti a La Repubblica – la scuola ci aveva proposto una gita a Padova. Troppo vicina. Siamo andati dalla preside che ci ha spiegato la questione del limite. Così abbiamo deciso di fare comunque la gita, che però doveva restare tale. Solo di classe e con un itinerario anche culturale”.
“È andata molto bene, ci siamo sentiti più uniti al ritorno. L’abbiamo potuta fare perché siamo tutti maggiorenni. I prof ci hanno assicurato che non terranno conto delle assenze, hanno capito che per noi era importante. Il prossimo anno – ci ha assicurato la preside – la questione del limite dovrebbe essere risolta. Ma nel dubbio abbiamo raccolto il nostro e gli altri itinerari per chi verrà dopo di noi. Se vorranno anche le future quinte potranno organizzarsi così. I prof ci sono mancati, ma l’importante era stare insieme tra di noi”, ha concluso.
Le visite didattiche e le gite scolastiche sono in crisi nera: vanno abolite? La maggior parte dei docenti si dice d’accordo. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, dal quale si evince che ben sette insegnanti su dieci sostengono che i viaggi d’istruzione non dovrebbero più essere organizzati dalle scuole. E questo per una serie di ragioni.
Si tratterebbe di un cambio epocale che però in molti casi è già realtà: migliaia di classi non riescono a svolgere attività formative al di fuori della scuola, sia a causa degli ingenti costi a cui le famiglie non riescono a fare fronte, sia a causa della mancanza di docenti che accettano di ricoprire il ruolo di accompagnatori.
Chi porta i ragazzi al di fuori della scuola, per uno o più giorni, risponde infatti civilmente e penalmente di ogni imprevisto. E in caso di imprevisti o incidenti, anche dovuti a cause di forza maggiore, si ritrova a volte anche denunciato dai genitori. Non è un caso che le uscite scolastiche siano diventate sempre più rare.
I docenti credono che non c’è altra via d’uscita: i viaggi d’istruzione vanno aboliti. Favorevoli a questa soluzione sono stati 816 docenti su 1.088 (il 75%, sette su dieci), contro 268.
Al centro della questione c’è un dato che molti ignorano: i docenti che accompagnano gli studenti in gita lo fanno su base volontaria e di fatto senza retribuzione, nella migliore delle ipotesi ricevono a fine anno scolastico una somma pari ad un piccolo rimborso spese. Il contratto di lavoro non prevede, infatti, una voce di pagamento relativa alle uscite didattiche o alle visite culturali fuori scuola: tutto ricade dentro le “ore aggiuntive non di insegnamento”.
Questo fa sicuramente tanto, ma non sembra essere la ragione principale per cui i docenti credono che le visite d’istruzione e le gite scolastiche vadano abolite. Agli insegnanti abbiamo infatti chiesto: “Se ci fosse un giusto compenso per i docenti accompagnatori saresti favorevole a partire in viaggio d’istruzione con i tuoi studenti?“.
La maggioranza dei docenti partecipanti al sondaggio, il 55,5%, ha detto ‘no’: neanche con una giusta ricompensa in denaro gli insegnanti sarebbero pronti a partire in gita scolastica. Il motivo, quindi, del loro rifiuto, è da ricercare altrove.