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L’istruzione dimenticata: un piano per ridare la scuola ai bimbi dell’Iraq

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Quando si parla di diritto all’istruzione non dovrebbero esistere differenze o discriminazioni. Come tutti i diritti però le differenze esistono e sono anche profonde: come quello della formazione scolastica negata ormai da più di tre anni alla maggior parte dei 500.000 bambini in fuga dall’Iraq attanagliato dalla guerra. Le note vicende belliche hanno infatti costretto oltre 2 milioni di iracheni ad abbandonare le terre d’origine per riversarsi nei paesi confinanti. Una situazione che però perdura da troppo tempo: il tempo che i giovani non possono perdere. Per loro c’è il serio rischio che, privi dei riferimenti minimi culturali, possano lasciarsi andare a pericolose condizioni di alienamento.
Nei giorni scorsi l’Unicef e l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati – l’Unhcr – hanno lanciato un appello congiunto attraverso il quale si richiedono alle nazioni più facoltose un contributo di raccogliere in fretta dei fondi: servono 130 milioni di dollari. L’obiettivo è proprio quello di garantire un minimo di istruzione ad almeno 155.00 di questi sfortunati bimbi fino alla fine del 2008. Già stilato il piano di ripartizione: 100.000 bambini iracheni verrebbero accolti nelle scuole della Siria, 50.000 in Giordania, 2.000 in Egitto, 1.500 in Libano e ulteriori 1.500 in altri paesi. Particolare attenzione verrà rivolta alla frequenza delle lezioni di bambine e adolescenti, quasi sempre i più colpiti dall’esclusione. Per agevolare il loro inserimento verrà chiesta la collaborazione dei ministeri dell’istruzione e di altri partner in ciascuno dei paesi interessati.
Molti bambini hanno perso anche 3 anni di scuola e per rispondere alle loro esigenze saranno organizzati appositi corsi di recupero, ma anche attività di assistenza psicosociale estese ai loro genitori. Formazione apposita sarà fornita pure ai maestri e agli assistenti scolastici, per renderli in grado di rispondere alle esigenze particolari dei bambini iracheni, molti dei quali hanno vissuto esperienze traumatiche. Se i fondi dovessero pervenire entro breve, si potrebbe avviare il piano di recupero già con l’avvio dell’anno scolastico 2007-2008. La Giordania ha annunciato già la sua disponibilità a dare accesso alla scuola pubblica a tutti i bambini iracheni presenti nel paese.
“L’Unicef considera l’istruzione scolastica una priorità in tutte le situazioni di emergenza, in quanto contribuisce a ripristinare un senso di normalità nella vita dei bambini, aiutandoli a superare traumi psicologici subiti e altre forme di stress emotivo”, ha affermato Pierrette Vu Thi, Vice direttore dell’Ufficio Unicef per i programmi di emergenza. “I governi giordano e siriano hanno finora compiuto un lavoro enorme, accogliendo gli iracheni come degli ospiti. I bambini iracheni hanno atteso abbastanza”. I dati ci dicono che solo una minima parte dei bambini rifugiati hanno oggi la possibilità di frequentare un corso scolastico: su 300.000 bambini iracheni d’età scolare presenti in Siria, appena 33.000 risultino al momento iscritti a scuola. In Giordania, il governo stima che i bambini e le bambine irachene iscritti a scuola siano 19.000, con altri 50.000 che ne restano invece esclusi. Tra gli obiettivi dell’Unicef e dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati non vi sarà però solo quello di riportare a scuola i bambini che hanno abbandonato gli studi: l’intenzione è anche quella di potenziare le capacità ricettive delle scuole pubbliche; fornire assistenza sul posto e sostegno diretto a circa 12.000 famiglie povere e in condizioni di particolare vulnerabilità e, ovviamente, informare le famiglie irachene sull’opportunità di mandare a scuola i loro bambini. Gli interventi previsti includono la fornitura di scuole e aule scolastiche prefabbricate; l’individuazione di edifici che possano essere utilizzati come scuole temporanee; il potenziamento dei servizi idrici e igienico-sanitari nelle scuole; la costruzione di nuove scuole o di ulteriori aule scolastiche; la riparazione e riabilitazione delle scuole esistenti. I doppi turni nelle scuole in funzione costituiranno un’opzione ulteriore. Saranno inoltre affittati o acquistati gli scuolabus per portare i bambini a scuola. L’appello stima necessari più di 4.000 nuovi maestri per i circa 155.000 bambini da riportare a scuola: i fondi copriranno i salari, i costi di formazione e altre spese relative ai nuovi insegnanti.