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L’Onda è tornata, ma nel modo peggiore

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L’Onda studentesca è tornata in piazza. Ma lo ha fatto però nel modo peggiore. Nel giorno dello sciopero della scuola e dell’Università, indetto dalla Flc-Cgil, la protesta dei collettivi studenteschi, medi ed universitari, contro la politica del Governo sul fronte istruzione è tornata alla ribalta delle cronache soprattutto per gli scontri con le forze dell’ordine. Il fatto è accaduto alla Sapienza di Roma per l’improvvisazione di un corteo non autorizzato che dalla città universitaria voleva spostarsi nelle vie del centro. “Avevamo lanciato un appuntamento per il corteo, poi avremmo visto in base ai numeri se organizzare la manifestazione”, è stata la spiegazione di uno degli studenti partecipanti. Gli agenti hanno così deciso di tollerare il corteo all’interno della città universitaria, ma quando gli studenti hanno cercato di forzare i cordoni di accesso all’esterno dell’ateneo sono iniziati gli scontri. “Ci hanno caricato e anche abbastanza violentemente”, hanno spiegato i componenti del collettivo studentesco. Che hanno comunque risposto vibratamente lanciando agli agenti di tutto, anche delle scarpe. Alla fine della mattinata una decina di ragazzi sono rimasti lievemente feriti. 
Degli scontri di Roma si è parlato e si parlerà molto, con prese di posizione politiche e sindacali, al punto da oscurare i veri motivi della protesta: i provvedimenti taglia-organici, la scarsità dei fondi destinati all’istruzione, i rinnovi di contratto sotto il tetto d’inflazione e i mancati provvedimenti salva-precari. Motivi che, più o meno, si ritrovano sia al mondo scolastico che a quello universitario. 
Ma è la cronaca a tenere banco. Per Luca De Zolt, portavoce della Rete degli studenti, “dopo i fatti di Torino della settimana scorsa, l’episodio di Roma alimenta i sospetti che ci sia il tentativo di creare un clima di scontro per annullare la forza dell’opposizione sociale diffusa nel Paese.
Secondo l’Udu è evidente che ormai “siamo quindi in una fase di ‘formazione d’emergenza'”. Secondo Luca De Zolt, portavoce della Rete degli studenti, “dopo i fatti di Torino della settimana scorsa, l’episodio di Roma alimenta i sospetti che ci sia il tentativo di creare un clima di scontro per annullare la forza dell’opposizione sociale diffusa nel Paese”.
Forti critiche per l’operato di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono giunte anche da diversi esponenti del mondo politico: il segretario del Prc Paolo Ferrero ha parlato di “cariche sbagliate ed ingiuste”, mentre Paolo Cento, dei Verdi-Sinistra e Libertà, ha detto che è sicuramente “inaccettabile quanto accaduto”. Secondo Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub, “se questo è l’effetto del protocollo ‘ammazza-cortei’ siglato nei giorni scorsi, allora è evidente che deve essere stracciato”.
La destra giovanile ha invece condannato la scelta degli studenti di forzare i blocchi. “Raccoglieremo le firme in tutta Italia – ha detto Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione universitaria – per chiedere al Governo di varare un provvedimento per allontanare dalle università tutti quelli che si caratterizzano per iniziative politiche violente”.
Più pacata la posizione di Giuseppe Fioroni, responsabile dipartimento educazione del Pd, secondo cui bisogna dire no ad “ogni forma di violenza” ed evitare che le misure prese per garantire la sicurezza diventino “occasione per inasprire il clima”.
Chi parla più dei contenuti è il sindacato promotore dello sciopero: “si sono troppe cose che non vanno nella scuola – ha detto il leader Cgil, Guglielmo Epifani, parlando sulla condizione dei giovani nel mezzogiorno al teatro Politeama
di Palermo – partendo dalla riduzione degli spazi formativi delle risorse al grande problema dei precari, ma sono numeri troppo importanti che con la crisi andrebbero affrontati diversamente”.
Nel capoluogo siciliano c’era anche il segretario dei lavoratori della Conoscenza della Cgil, Domenico Pantaleo, per il quale la mobilitazione ha inviato un messaggio chiaro: si uscirà dalla crisi – ha detto – solo investendo nella conoscenza”, abbandonando “politiche miopi e distruttive” in questi settori, respingendo “i contratti beffa” e chiedendo “al Governo di fermarsi e di essere ascoltati.
A fermarsi il 18 marzo sono però stati i lavoratori della scuola. Su quanti, come al solito, c’è un netto divario: per la Flc-Cgil “mediamente il 45%, con punte del 60/70% negli istituti d’infanzia e primari”; per il Ministero dell’istruzione nemmeno il 10%.
Ma come sono andate le cose in piazza? Non c’è stato, e poteva immaginare, alcun bagno di folla. Tra i cortei più partecipati quello di Firenze, con almeno 5mila persone a sfilare, e la manifestazione di Roma: nella capitale i manifestanti si sono riuniti in piazza Santi Apostoli, dove sono stati esposti diversi striscioni (“Per uscire dalla crisi, investire sulla conoscenza”, “La scuola non è un’azienda”, ecc.). Cortei e comizi con migliaia di presenti si sono svolti anche a Milano, Torino, Genova e Padova. Cosa accadrà ora è difficile dirlo. Certo, sui tagli e le riforme da attuare nel 2010-11, il tempo per ravvedersi il tempo ci sarebbe. Difficile, però, che il Governo torni sui suoi passi. Di sicuro chi non cambierà idea, promettendo di ricorrere alla piazza, sono docenti, ricercatori, genitori. E soprattutto gli studenti.