La canzone, Walk My Walk, cantata di Breaking Rust, e al primo posto nelle vendite in Usa, nella classifica Country Digital Song Sales di Billboard, è stata generata dalla Intelligenza Artificiale, come pure la band che è in realtà un gruppo di bit e algoritmi.
Ciò che si paventava, in effetti, è dunque accaduto nella realtà e la macchina ha superato l’uomo, non solo nella sensibilità musicale ma anche nelle sue funzioni artistiche, culturali e di costume. In altre parole, l’I.A. può pure riuscire a suscitare emozioni tali da indurre migliaia di persone a lasciarsi condizionare dalle sue sirenesche melodie.
La Stampa, pubblicando la notizia, parla di una “voce profonda, un tono vissuto, parole da vecchio cuore americano”, ma dall’altra parte del microfono non c’è l’uomo, il cantante, l’artista bensì una intelligenza artificiale che genera pure video, foto e si inventa persino il nome dell’autore, Aubierre Rivaldo Taylor.
La band, dal fantasioso nome di Breaking Rust, dice di provenire da tramonti e praterie sintetiche, mentre su Spotify ha oltre due milioni di ascoltatori mensili, decine di migliaia di follower, e milioni di stream per singolo.
Dal punto di vista commerciale, e dunque dei guadagni, si parla di terremoto perché, immaginiamo, i diritti d’autore e le percentuali discografiche prendono altre strade, mentre pare che un altro gruppo, i Velvet Sundown, che ha superato il milione di ascolti, e la cantante Xania Monet, sarebbero tutti artisti virtuali ma entrati nei bestseller americani, certificando così che la linea tra reale e artificiale è ormai sottilissima.
E col tempo diventerà, questa linea, perfino inesistente e forse ci limiteremo in Tv a guardare, al festiva di Sanremo, esibizioni inesistenti, cantanti fatti di fasci di luce, ma con musiche e parole ugualmente struggenti e appassionate, da far tremare vene e polsi e pure le corde più nascoste dei nostri sentimenti, chissà?
D’altra parte, se la musica è suonata bene, le parole sono convincenti e chi canta affascina per simpatia, bellezza e presenza perché privarsene? Perché rinunciare a una suggestione?
E il genio creativo? Non già simile all’autore, per esempio, della Tosca o dell’Anello del Nibelungo, ma al più domestico Lucio Dalla o Franco Battiato che fine fara? Ce ne saranno ancora come loro, oppure saranno figli legittimi della forza creativa e mostruosamente forte e inarrestabile dell’Intelligenza Artificiale in somiglianza di quello “Hal 900 di Odissea nello spazio”?