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La contestazione pluri-generazionale?

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La contestazione di piazza contro le politiche attuate anche dal governo Monti sulla scuola, l’università e la ricerca, riprende con fermezza e determinazione. È una contestazione che unisce le generazioni, infatti a contestare il governo troviamo i giovani studenti, il personale precario della scuola, quello di ruolo e anche chi avrebbe dovuto, avendo raggiunto un’età di sessanta anni e 36 di contributi, andare in pensione, ma a causa della legge Fornero, si è vista rimandata di qualche anno la quiescenza.
Si tratta di una vera e propria contestazione pluri-generazionale, che vede coinvolti tutti, dai nonni ai nipoti. La politica dei tagli iniziata nel 2008 dalla Gelmini e continuata in questa fase dal ministro Profumo, non ha risparmiato proprio nessuno.
Si parte dagli ingenti tagli attuati in ragione dell’art. 64 della legge n. 133/2008, con l’applicazione di questo articolo si sono risparmiati in tre anni ben 8 miliardi di euro. Era stato promesso, con il comma 9 del su citato articolo, che il 30% dei risparmi ricavati appunto dall’applicazione del comma 4 dell’art. 64 della legge n. 133/2008, sarebbe dovuto rientrare nelle tasche dei docenti più meritevoli ed invece non solo non sono stati incentivati gli stipendi dei docenti cosiddetti meritevoli, ma questi risparmi non sono stati usati, come successivamente promesso, con il decreto interministeriale n. 3 del gennaio 2011, nemmeno per restituire gli scatti di anzianità rubati ai docenti che li hanno già maturati da più di un anno.
Si tratta di provvedimenti odiosi e vessatori attuati contro il sistema scuola e il personale che ci lavora, che non possono passare in silenzio, ma che al contrario stanno suscitando l’indignazione di tutti quanti, generando un ponte di solidarietà fra generazioni, che si sentono tradite e vilipese, da una politica priva di decoro e dignità morale. Quella stessa politica che con una mano agevola vitalizi d’oro ai consiglieri regionali e con l’altra, raschiando il fondo del barile, toglie, con la il decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012, il pagamento delle ferie non godute al personale supplente della scuola. Una politica codarda che fa la voce grossa, attraverso leggi dalla dubbia natura costituzionale, con chi considera piccolo, ed è invece accomodante con i poteri forti e le caste di questo marcio Paese.
Questo è il collante che unisce le generazioni nel protestare, anche a costo di rischiare qualche manganellata, contro dei provvedimenti ritenuti ingiusti e dannosi per la scuola pubblica. In questi giorni, nel silenzio più assoluto e nell’indifferenza più totale, senza un minimo di confronto con le scuole, le forze sociali, gli studenti e le istituzioni locali, sta passando altro provvedimento che è ritenuto dannoso per la scuola pubblica. Si tratta della proposta di legge n. 953, che a dire di molti, rappresenterebbe la fine dell’istruzione pubblica. Non si può pensare di approvare una legge, fondamentale per garantire la partecipazione democratica e il funzionamento degli organi di governo dell’autonomia scolastica, nel chiuso delle stanze delle commissioni parlamentari, senza che questo susciti una forte e vibrante contestazione che unisce gli interessi pluri-generazionali. Forse non si comprende bene, che la scuola è di tutti e non è una proprietà esclusiva delle commissioni parlamentari, che tra le altre cose sono piene di persone che di scuola non capiscono proprio niente. Se passasse questa legge, il rischio più che fondato è quello di una naturale distruzione dell’unitarietà del sistema nazionale scolastico. Infatti l’introduzione degli statuti autonomi delle scuole, sarebbe visto come un colpo letale alla libertà d’insegnamento e un forte indebolimento degli equilibri democratici interni. Infatti il collegio dei docenti verrebbe messo all’angolo e costretto ad eseguire, attraverso note di carattere informativo, le scelte di carattere educative-didattiche, approvate in seno al super consiglio dell’autonomia.
Quanto detto, è più che sufficiente per fare riscaldare l’ambiente della contestazione e far unire tra loro le generazioni contestatrici, il primo banco di prova, che vedrà la possibilità di vedere questa forma di contestazione pluri-generazionale, è il 12 ottobre prossimo. Infatti in quella data, la Flc-Cgil ha indetto lo sciopero del mondo della conoscenza, per contestare contro le politiche sull’istruzione di questo governo, che tra le altre cose ha bandito un concorso a cattedra considerato, proprio da chi ci può partecipare, inutile, stressante e costoso.

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