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Aggiornato il 18.11.2025
alle 22:02

La cura dell’altro tra le competenze per il futuro

Secondo uno studio della London School of Economics, il mondo del lavoro nei prossimi anni cambierà moltissimo (rif. articolo del Corriere della Sera, 19 settembre). Alcune competenze saranno meno richieste perché realizzabili dall’intelligenza artificiale mentre altre saranno sempre più necessarie. Una delle più importanti sarà quella di sapersi prendere cura degli altri. Contestualmente, proprio in questi giorni, emergono alcuni commenti critici nei confronti della scuola inclusiva italiana che in concreto mettono in discussione la frequenza di bimbi o ragazzi con disabilità nella scuola.

Posto che la scuola italiana ha i suoi problemi, sicuramente importanti, legati soprattutto alle classi numerose, alla scarsa formazione specialistica di tanti insegnanti, a importanti tagli al sostegno, a laboratori e progetti, nonché a un’eccessiva burocratizzazione; emerge una domanda: come pensiamo di aiutare i nostri ragazzi a sviluppare il concetto di cura ed empatia verso gli altri se chi ha più bisogno viene escluso? La società di domani sarà più anziana e fragile e una qualche forma di difficoltà, temporanea o permanente, potrebbe riguardare tutti noi. Che approccio vogliamo abbiano i cittadini di domani verso la fragilità? 

Non è la scuola il luogo in cui promuovere senso di cura, empatia, collaborazione e di aiuto ad ogni persona a trovare una propria strada dignitosamente? 

Andrea Vallini

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