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La DaD ha fatto bene alla scuola? I docenti: macché, non abbiamo mai staccato e alunni in confusione

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Il blocco delle attività scolastiche per via del Coronavirus e l’adozione forzata della didattica a distanza? Alla lunga potrebbe anche avere dei risvolti positivi per la didattica. A sostenerlo è Antonio Porro, vicepresidente e amministratore delegato di Mondadori Libri Spa, durante il quinto Forum Ansa dedicato al futuro del libro e all’impatto della pandemia sulla filiera editoriale

Porro (Mondadori): l’Istruzione migliorerà

“Immagino – ha detto Porro – che il mondo dell’istruzione subirà un effetto positivo. L’accelerazione di una didattica mista, con un impiego più significativo e continuo dei contenuti digitali, migliorerà la qualità dell’istruzione del nostro Paese”.

“Credo – ha continuato – che questa esperienza produrrà o lascerà un’eredità utile al nostro Paese. Il sistema produttivo subirà alcuni cambiamenti significativi dal punto di vista dell’organizzazione dei processi e delle aziende”.

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Al Forum, condotto dal direttore dell’agenzia Luigi Contu, Porro ha parlato anche di come nasce un libro per la scuola, ha spiegato come l’editoria di scolastica sia un’editoria di progetto” e di come “la gestazione duri 3 anni’ .

Più investimenti nella Cultura

Il meccanismo del Bonus di 100 euro, ha continuato, “è l’approccio più corretto non solo per l’editoria di varia, ma anche di scolastica. Nel mondo dell’istruzione svolge un ruolo fondamentale non solo per i ragazzi, ma anche per le prospettive di benessere del nostro Paese per riuscire a mettere in campo delle misure efficaci che sostengano i consumi”.

Porro ha quindi detto: quando “saremo tutti fuori da questa emergenza mi piacerebbe che si cominciasse a ragionare su un sostegno agli investimenti veri che fanno le famiglie italiane nella propria cultura e istruzione. Immagino un sistema di detraibilità fiscale per l’acquisto dei libri e magari per l’acquisto dei biglietti di ingresso alle nuove mostre meravigliose che verranno”.

L’Ad si è quindi rivolto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: “Credo sia importante che non solo durante l’emergenza, ma per il futuro pensi a un piano importante di formazione degli insegnati e dirigenti scolastici”.

“Bastava spegnere il telefonino e la scuola spariva”

Mentre c’è chi cerca di guardare ai lati positivi del lock down, c’è chi lo boccia senza mezzi termini. Come Francesca Crispino, docente di filosofia e scienze umane, racconta i mesi della didattica al pc o allo smartphone nell’era del covid19.

“La didattica online? I ragazzi l’hanno presa pensando, ok tanto ci promuovono tutti. Io insegno alle superiori a Scampia, lì la dispersione scolastica è molto aumentata, bastava spegnere il telefonino e la scuola spariva”, ha detto la prof all’Ansa.

“È stata un’esperienza – dice – totalmente nuova per docenti, dirigenti scolastici e studenti. E’ stato molto complicato, i ragazzi sin dall’inizio non hanno recepito che era un’alternativa a quella in presenza ma ugualmente necessaria per apprendere. Hanno pensato, ‘ok, se ne parla il prossimo anno’. Il lavoro più difficile quindi è stato far capire agli alunni l’importanza di proseguire l’apprendimento”.

L’extra lavoro dei docenti

Coinvolgere gli alunni non è stato facile: “abbiamo fatto tutti noi docenti un lavoro costante, senza orari, di mattina, di sera, al sabato e alla domenica. Il problema è che chi si impegna era sempre connessi, chi di solito deve essere seguito di più tende invece a sfuggire e la dispersione scolastica è nettamente aumentata. C’erano anche le difficoltà di chi non aveva i mezzi, i tablet, i pc, la connessione: la scuola di Scampia ha messo a disposizione tutta la strumentazione che aveva, ma se devo dire che è stato un successo, decisamente no. E’ stato un mezzo per tamponare“.

Ragazzi in stato confusionale

Ora, a preoccupare è la maturità: “i ragazzi – dice Crispino – si trovano in stato confusionale. Non hanno idea di come affrontarlo, sia da un punto di vista didattico, sia dal punto di vista della sicurezza. Ci sono dubbi sull’andare in classe, sulla misurazione della temperatura, le norme sul covid19 sono poche chiare. I ragazzi e le famiglie hanno paura”. E anche i docenti over 55.

Difficoltà diverse si sono create con gli alunni più piccoli: “alla primaria abbiamo fatto attività ma è una didattica d’emergenza, per i bambini è stata molto penalizzante e spesso c’era l’intervento del genitore quando fai le domande, quindi anche una valutazione dell’alunno diventa difficile”, ha concluso la docente.

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