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La DaD non si improvvisa, per Bianchi è efficace solo se rientra in un progetto didattico

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Ha parlato anche di didattica a distanza il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione alla Camera: prima di annunciare i sorprendenti numeri (decisamente più bassi di quelli annunciati per giorni dai presidi) sulla rilevazione ministeriale, il numero uno del dicastero di Viale Trastevere si è soffermato anche sulla didattica svolta on line: dopo aver ricordato che l’amministrazione scolastica ha “sempre dato priorità ad una scuola in presenza, perché era un punto di riferimento per i ragazzi, per le famiglie e per la comunità nel suo insieme”, Bianchi ha tenuto a dire che comunque “la DaD non va considerata opposizione alla presenza” dell’alunno in classe, “ma la capacità di integrazione attraverso le tecnologie che permettono di sviluppare una didattica partecipativa”.

Quindi ha ribadito il concetto: “La scuola è comunità. E vi può essere anche attività con strumenti digitali, ma all’interno di un progetto didattico“.

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Da parte di Bianchi, quindi, sembra trapelare una considerazione tutto sommato positiva per le lezioni a distanza (a patto che non siano improvvisate o una semplice trasposizione dell’attività didattica in presenza): quelle che starebbe seguendo poco più del 6% delle classi e il 13,1% i singoli alunni e studenti con attività integrata a seguito di positività al Covid o quarantena dovuta ad altre motivazioni.

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