Home Attualità La Dad? Al Sud un viatico per la malavita

La Dad? Al Sud un viatico per la malavita

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“In due mesi le segnalazioni di dispersione scolastica a Palermo hanno quasi eguagliato quelle dell’anno scorso. E Brancaccio batte tutti”: questa è una delle tante considerazioni che L’Espresso pubblica nella sua inchiesta dal titolo: “Da Napoli a Palermo, la Dad strappa i ragazzi dalle scuole. E la malavita ringrazia”, relativa  alla dispersione scolastica, dovuta alla chiusura delle scuole in città come Napoli e Palermo, e che starebbe rimpinguando di manodopera la malavita la quale “ringrazia”.

Tante le tristissime storie di ragazzi acchiappati nella rete della malavita che il settimanale riporta e tante pure le denunce di insegnanti ed educatori contro chi “ha sbarrato le scuole e se n’è pure vantato. Semplice. La gente è contenta, si avverte sicura, nella paura accetta tutto, ma così non va bene, io lavoro per il futuro e il futuro ha bisogno di sapere, discernere, comprendere e infine deliberare con coscienza. Il caos lo creano i trasporti? A Caivano solo ogni tanto vedi un autobus. I ragazzi vengono a piedi. Oppure una mamma ne carica 4 o 5 in macchina per 5 euro in nero. Dal 24 settembre i nostri ragazzi sono venuti per una dozzina di giorni. Siccome la legge lo permette, noi abbiamo aperto le aule ai ragazzi con disabilità per non lasciarli da soli, per non abbandonare i genitori e loro hanno frequentato sempre con gioia, con lo stupore, per una volta, di essere speciali. Io non so che scuola avremo dopo la pandemia, credo che più della metà degli iscritti non li rivedremo più, mentre l’altro Stato, quello silenzioso che non ti fa respirare, li ha già reclutati per scaricare merce, frutta, carni e verdure, per fare le sentinelle del buio, per trascinarli all’autodistruzione”.

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E il prefetto di Napoli: “ È chiaro che più allentiamo il contatto fisico con l’educazione e la cultura, più diradiamo incontro e socialità, più mettiamo a rischio i valori positivi di convivenza, che crescono nelle esperienze di comunità, prima tra tutte la scuola. Ci aspetta, dunque, un grande lavoro per mitigare gli effetti negativi delle pur necessarie chiusure”.

Simile voce, il maestro di strada: “I ragazzi sono esausti, in casa da mesi, reclusi con i genitori che hanno perso il lavoro in nero, che sono nervosi, che predicano. Diventano dipendenti da tutto mentre stavano cercando di diventare indipendenti. Un terzo dei ragazzi qui non prosegue gli studi né cerca lavoro. Stiamo immettendo nella società una massa enorme di gente che non farà nulla, che una volta consumati i soldi di “mammà e papà” cercherà di sfangarla con gli espedienti, qualche rapina, qualche spaccio, un po’ di criminalità”.

Dura la realtà anche a Palermo dove ogni giorno decine di ragazzi si congedano in silenzio dalla scuola. 

Dice Sabrina Di Salvo, figlia di Rosario, l’autista di Pio La Torre che morì con il sindacalista e politico comunista nell’agguato mafioso del 1982, dopo avere specificato che già nei primi mesi di questo anno scolastico ha ricevuto 840 segnalazioni di ragazzi non più reperibili dalla scuola, 250 soltanto a Brancaccio e nella zona che si estende verso Bagheria: “Noi recuperiamo moltissimi ragazzi dopo che riceviamo la segnalazione. La pandemia ha ampliato il divario sociale: molte famiglie non vivono in contesti abitativi idonei a fare lezioni a distanza e non hanno le risorse per dare a tutti i loro figli pc e tablet”.
“Le mamme spesso decidono insieme di non mandare i bambini a scuola per paura del Covid, e così le assenze aumentano – racconta un altro operatore – mentre la dispersione è cresciuta soprattutto nella fascia tra i 13 e i 16 anni. Ed entrino invece in circuiti di microcriminalità o, peggio, vengano utilizzati dalla mafia per ”lavoretti” legati allo spaccio”.

E infine Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo trucidato da Cosa Nostra con la scorta in via D’Amelio il 19 luglio del 1992: “Il presidente Giuseppe Conte ha commemorato mio padre al Senato nel giorno in cui avrebbe compiuto 81 anni, ma se c’è un regalo che il Paese può fare davvero a mio padre Paolo è l’apertura delle scuole: la maggiore forma di lotta alla mafia è la scuola, questo ripeteva sempre lui. Anche gli adolescenti più impegnati si consegnano all’apatia. Lo Stato è assente. Abbiamo preteso che i medici degli ospedali andassero al lavoro, ma non c’è differenza tra medici e maestri che si prendono cura dei nostri figli. Si doveva mettere tra le priorità la sicurezza della scuola: invece è stata fatta la cosa più semplice, chiudere tutto. I ragazzi stanno diventando dei fantasmi, nella migliore delle ipotesi, nella peggiore rischiano di prendere pessime strade: mio padre l’ha sempre gridato che la “mafia si nutre del consenso giovanile, con guadagni facili in cambio di rapine, spaccio e rischi enormi per questi ragazzi molto giovani”. L’età adolescenziale è l’età nella quale si forma una persona, i danni sono irreparabili e se non si interviene lo saranno prestissimo”.

 E un operatore  del carcere minorile Malaspina di Palermo: “Molti ragazzi non stanno più frequentando la scuola, anche tra i mille segnalati dall’autorità giudiziaria e che cerchiamo di seguire. E tutto il sistema che sta crollando, perché i luoghi di aggregazione sono chiusi. Stiamo perdendo questi ragazzi dai nostri radar. Molti ragazzi rischiano così di entrare in circuiti ben più gravi legati alla mafia: si inizia facendo la vedetta per 100 euro, poi c’è il passaggio a corriere con 200 euro, e poi diventi anche spacciatore a tutti gli effetti. E ti diplomi per la vita sbagliata. Quella che di sicuro non porta gioia”.