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La Fedeli in difesa del liceo Classico: aiuta a comprendere il nostro tempo. Ma è crisi di vocazione

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La ministra Fedeli si schiera in difesa del liceo Classico, da tempo ormai alle prese con una forte crisi di iscrizioni: per la responsabile del Miur, infatti, i ‘classici’ aiutano a “comprendere meglio il nostro tempo e noi stessi, attraverso la profondità dei loro pensieri, delle loro parole e delle loro opere”.

L’apprezzamento per la “Notte Nazionale del Liceo Classico”

La Fedeli ha espresso il concetto in una lettera agli studenti che parteciperanno all’evento “Notte nazionale del Liceo Classico”.

Si tratta dell’iniziativa, di cui si è già occupata La Tecnica della Scuola, la “Notte Nazionale del Liceo Classico”, nata da un’idea di Rocco Schembra, docente di Latino e Greco presso il Liceo Classico “Gulli e Pennisi” di Acireale, in provincia di Catania, che ha già avuto sostegno da parte della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema.

In mezzo alla notizia

La lettera della ministra Fedeli

“Desidero esprimere a tutte e tutti voi, alle vostre e ai vostri dirigenti, alle vostre e ai vostri insegnanti il mio interesse e il mio entusiasmo per questa coinvolgente iniziativa che – ha scritto la titolare del dicastero di Viale Trastevere – da quattro anni rallegra le aule e gli spazi di un numero sempre crescente di Licei classici in tutta Italia. E rallegra anche l’animo di cittadine e cittadini che vorranno condividere con voi momenti di gioia e armonia partecipando alle vostre attività e assistendo alle vostre esibizioni, per le quali nei mesi passati avete lavorato a lungo e con serietà”.

“Recitare in versi un brano della tragedia greca, leggere in metrica una poesia latina, comporre un testo letterario, allestire una mostra, organizzare un dibattito, suonare, danzare: sono azioni che richiedono studio e concentrazione, creatività e immaginazione, esercizio e applicazione”, conclude la ministra.

Iscrizioni sotto il 15 per cento

La crisi di vocazione dei licei classici, tuttavia, è da tempo accertata: le iscrizioni, che nel dopoguerra e negli anni Settanta-Ottanta fioccavano, sono scese sotto la pericolosa soglia del 15 per cento. Da qualche anno il decremento si è arrestato, ma l’inversione di tendenza, quella che auspica la ministra dell’Istruzione, non si è ancora registrata.

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