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21.11.2025

La gelosia è una forma d’amore per il30% dei giovani

Pasquale Almirante

Amore? Vuol dire gelosia, così una vecchia canzone illanguidiva i pensieri dei giovani del tempo, quando però avere un contatto con una ragazza era una impresa titanica, tanto che, scriveva Brancati, erano tanti coloro che ingravidavano i balconi dove fanciulle in fiore attendevano di essere guardate e magari fidanzarsi.

Oggi, pare tuttavia che, se per un verso gli approcci fra i ragazzi siano molto liberali e aperti, per altro verso la gelosia, uno “stato emotivo di dubbio e di tormentosa ansia di chi, con o senza giustificato motivo, teme (o constata) che la persona amata gli sia insidiata da un rivale”, non vuole lasciare le sue posizioni, come del resto testimonia la ricerca “Giovani Voci per Relazioni Libere”, condotta da Differenza Donna tra ragazzi e ragazze tra i 14 e i21 anni.

Infatti, il 30% dei giovani crede che la gelosia sia una dimostrazione d’amore, percentuale che sale al 45% tra i 14-15enni, mentre il 19% considera la geolocalizzazione accettabile, vale a dire il controllo a distanza della propria fidanzata/o. 

Inquieta invece l’altro dato, secondo il quale il  39% degli intervistati dice di aver subito violenza, con picchi tra le persone non binarie (55%) e le ragazze (43%), mentre i responsabili delle violenze sono nell’ 87% conoscenti, nel 30% familiari, nel 29,5% amici, nel 27,2%partner o ex partner. 

Però, solo l’ 1% dei ragazzi si rivolge ai Centri Antiviolenza e il 25% non parla con nessuno. 

In base alla loro esperienza personale, per i giovani le principali forme di violenza sono lo stalking(33%), la violenza verbale (30,5%), psicologica (26,7%), fisica(14,4%), sessuale (11,6%).    

Secondo la ricerca il controllo su abbigliamento, uscite, geolocalizzazione e accesso ai messaggi è diffuso, specialmente tra i più giovani: 16% minimizza il controllo sull’abbigliamento, il 61% ha subito controllo sulle uscite, il 18% lo subisce “sempre”. 

Quanto ai ruoli di genere, il 21% dei giovani li percepisce come biologici; la percentuale è più alta tra i maschi (25%) e i giovani tra 15-19 anni (24%).  

E veniamo al germe nascosto del patriarcato, quello che, se alimentato, genera la potente pianta che spinge al dominio sulla donna. Emerge infatti dal rapporto che  la mascolinità venga associata alla  “forza e al potere” con una percezioni critica di “tossicità” da parte di alcune ragazze; mentre la femminilità è “in evoluzione, con aggiunta di tratti come coraggio e determinazione”. 

Ad esempio nei percorsi Stem, il 5% dei maschi ritiene che le ragazze siano meno predisposte biologicamente e dunque devono studiare altro, magari economia domestica. Una percentuale che sale al 6% tra i 14-15 anni. 

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