Otto giovani su dieci scommettono sul futuro dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità ambientale, ma più della metà ammette di non sapere davvero come orientarsi in questi ambiti. È il paradosso messo in luce dall’edizione 2025 dell’indagine Dopo il Diploma, promossa da Skuola.net ed ELIS, che ha coinvolto 2.500 studenti delle scuole superiori.
Nel giro di dodici mesi, l’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale – come ChatGPT e affini – è raddoppiato, raggiungendo il 51%. Oltre la metà degli intervistati (52%) considera ormai indispensabili le competenze digitali per garantirsi un futuro lavorativo, mentre il 32% punta sui saperi legati alla transizione ecologica. Tuttavia, il 57% non saprebbe spiegare cosa significhi lavorare nella cosiddetta doppia transizione, quella che unisce innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.
Un peccato, se si considera che l’84% dei ragazzi è consapevole che digitalizzazione e sostenibilità saranno i pilastri dell’economia del futuro. Il 77% guarda con interesse a una carriera nei settori dei cosiddetti “megatrend”: in cima alle preferenze figurano Intelligenza Artificiale e Cybersecurity (19%), seguiti da Space Economy (18%), Green Economy (16%), Blue Economy (13,5%) e Agritech/Agrifood (9%). Solo un quarto degli studenti si dice disinteressato a questi ambiti.
Ma tra entusiasmo e realtà si apre un divario profondo, soprattutto dentro la scuola. Il 54% degli studenti afferma di non essere mai stato stimolato dai propri docenti a usare l’IA in classe. E tra chi l’ha utilizzata di nascosto per compiti o esercitazioni, molti raccontano di non essere stati scoperti: segno di una preparazione ancora insufficiente da parte del corpo docente. Solo l’11% dei professori invita regolarmente a utilizzare l’intelligenza artificiale in modo critico e consapevole.
Non stupisce, dunque, che il 60% degli studenti veda l’IA come una minaccia per l’occupazione umana, anche se l’80% chiede che venga insegnata a scuola, almeno come materia facoltativa.
Accanto al digitale, i giovani riconoscono l’importanza delle soft skills – adattabilità, problem solving, lavoro di squadra – considerate decisive dal 70% del campione. E non mancano di spirito pratico: il 52% ha già svolto esperienze lavorative durante gli studi, spesso nei periodi di pausa scolastica. Il 9% ha persino sperimentato attività nei settori digitali come e-commerce, creator economy e trading online.
La generazione Z, insomma, guarda al futuro con curiosità e pragmatismo. Ma per trasformare il suo entusiasmo in competenze reali serve un passo in avanti deciso della scuola: solo un’educazione che accompagni davvero alla “doppia transizione” potrà evitare che il divario tra desideri e opportunità continui ad allargarsi.