Che cosa significa insegnare a leggere a scuola? E, soprattutto, quale posto dovrebbe occupare la lettura nell’esperienza educativa degli studenti? Sono queste alcune delle domande al centro del volume La lettura a scuola. Teorie, insegnamento e scelta delle opere di Simone Giusti, docente di Didattica della letteratura italiana all’Università di Siena. Il libro, edito da Carocci) invita a ripensare profondamente il rapporto tra lettura, insegnamento e formazione della persona.
Presentato durante un incontro online promosso dall’associazione Gessetti Colorati, con gli interventi di Paola Brunello e Sara Ferrari, il volume affronta una questione fondamentale: la scuola deve limitarsi a insegnare come si analizza un testo oppure deve creare le condizioni affinché bambini, ragazzi e adolescenti diventino lettori capaci di trovare nei libri una risorsa per tutta la vita?
La prospettiva proposta da Giusti sposta l’attenzione dal testo al soggetto che legge. Leggere, infatti, non significa soltanto comprendere parole, riconoscere strutture narrative o acquisire conoscenze letterarie. Significa entrare in altri mondi, incontrare esperienze differenti, confrontarsi con personaggi e situazioni, riconoscere emozioni, interrogare la propria identità e immaginare possibilità diverse per il proprio futuro. La lettura diventa così un’esperienza profondamente educativa, che coinvolge la dimensione cognitiva, emotiva, sociale e culturale della persona.
Uno degli aspetti più interessanti del volume riguarda la proposta di un curricolo verticale, capace di accompagnare i lettori dalla scuola dell’infanzia alla secondaria. Giusti individua quattro dimensioni progressive e complementari: la lettura per lo sviluppo personale, per la consapevolezza sociale, per la consapevolezza estetica e per quella culturale. Non si tratta di sostituire lo studio della letteratura con il semplice piacere di leggere, ma di costruire le condizioni perché la conoscenza dei testi, degli autori e delle tradizioni letterarie si innesti su un’autentica esperienza di lettura.
Questo cambiamento ha conseguenze importanti per la didattica. La lettura individuale, la lettura ad alta voce condivisa, le conversazioni sui libri, i gruppi di lettura e i laboratori di lettura e scrittura non rappresentano attività accessorie, ma pratiche attraverso le quali si costruiscono competenze e si sviluppano relazioni. Anche la valutazione assume un significato diverso: non dovrebbe ridursi alla verifica della comprensione o dell’analisi testuale, ma contribuire a rendere gli studenti consapevoli dei propri percorsi, dei cambiamenti e delle esperienze vissute come lettori.
Particolarmente significativa è la riflessione sulla scelta delle opere. Giusti richiama la responsabilità degli insegnanti nella costruzione di un vero e proprio «ecosistema narrativo» della classe. Quali storie proponiamo? Quali voci rimangono escluse? Quanto spazio offriamo a generi, autori, autrici e tradizioni differenti? La bibliodiversità non è soltanto una questione di varietà dei libri, ma riguarda le opportunità educative che offriamo agli studenti di incontrare il mondo nella sua complessità.
Durante l’incontro è emersa anche la necessità di una solida formazione degli insegnanti. Le buone pratiche, da sole, non bastano: occorre comprenderne le basi teoriche, le finalità e le implicazioni pedagogiche. È un invito a studiare, sperimentare e interrogare criticamente le consuetudini scolastiche, superando l’idea che educare alla lettura coincida con l’assegnare libri da leggere.
Il merito principale del volume è proprio quello di restituire alla lettura una centralità educativa che rischia di perdersi quando prevalgono esercizi, verifiche e programmi. Perché la sfida, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, non è soltanto formare studenti che sappiano leggere e interpretare i testi, ma persone che continuino a leggere anche quando la scuola non glielo chiederà più.
ll lavoro d ricerca di Simone Giusti si colloca infatti all’intersezione tra le due correnti di pensiero più diffuse nell’ambito della didattica della letteratura e della lettura (che possiamo riassumere nell’approccio storico-ermeneutico e nell’orientamento cognitivo-narratologico e della lettura o “Response Theory”), configurandosi come una delle voci più autorevoli dell’orientamento cognitivo-narratologico, fortemente orientato all’inclusione sociale e alla didattica attiva.§Giusti infatti da un lato supera l’idea strutturalista del testo come “oggetto chiuso” e vede, sulla scorta degli studi di Guido Armellini, la classe come comunità ermeneutica, ovvero come luogo dove il significato di un testo viene “negoziato” in classe attraverso il dialogo tra gli studenti e dall’altro interpreta la letteratura (e quindi la lettura)come strumento antropologico e sociale fondamentale per sviluppare l’autoconsapevolezza e l’empatia., esercitare il pensiero critico e l’autonomia di giudizio, combattere la riproduzione delle diseguaglianze sociali, fornendo a tutti le competenze per interpretare la realtà.
In questa prospettiva, educare alla lettura significa anche educare alla libertà: offrire a ciascuno la possibilità di abitare mondi diversi, costruire significati personali e trovare nelle storie uno spazio per comprendere sé stesso e gli altri.
La riflessione/ discussione sul volume di Simone Giusti, con la presenza dell’autore di Paola Brunello e Sara Ferrari è stata realizzata nel corso di un incontro promosso dall’associazione Gessetti Colorati ed è disponibile su YouTube
Su questi argomenti vi segnaliamo anche il nostro corso Dalle Indicazioni Nazionali alla classe: letture ad alta voce, graphic novel e haiku per conoscersi, costruirsi e pensare, in programma dal 26 ottobre, a cura di Mariarosa Rossitto.