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La messa a disposizione, ultima speranza dei precari della scuola: “Più paghi, più speri”

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La messa a disposizione (Mad) è quella domanda mediante la quale gli aspiranti docenti (ma anche il personale Ata) fanno richiesta alle scuole di altre regioni per poter ottenere una supplenza. Ieri, la Tecnica della Scuola, ha realizzato un interessante approfondimento sulla questione. In particolare sull’eventualità di poter inviare la domanda anche se iscritto alle graduatorie di istituto (clicca qui per leggere l’articolo)

SERVIZI A PAGAMENTO

L’Huffington Post ha realizzato un’inchiesta analizzando il proliferare delle piattaforme che offrono un servizio a pagamento per l’invio multiplo delle domande. Dallo scorso anno sono comparse in Rete affermando di essere in grado di spedire la domanda in tutte le scuole in cui l’utente è intenzionato a lavorare, dietro pagamento (da un minimo di 5 euro, sino a più di 150 euro).

In mezzo alla notizia

Se si spulciano i gruppi Facebook ai quali sono iscritti insegnanti o aspiranti tali nessuno si dice contento del servizio.

HuffPost ne ha trovate 4: voglioinsegnare.it; voglioilruolo.it; messa-a-disposizione.it; doocenti.com. Tutte funzionano più o meno allo stesso modo.

E chi dovrebbe monitorare queste realtà? Alla domanda se il ministero dell’Istruzione fosse a conoscenza della loro esistenza, le piattaforme contattate hanno sviato la risposta, sincerandosi dietro a: “Siamo una società privata, come ce ne sono tante, in fin dei conti è come se inviassimo un curriculum al posto degli utenti”. Il Miur, dal canto suo, ha risposto via mail in merito così: “Abbiamo effettuato tutte le verifiche con i nostri uffici. I servizi offerti dai siti segnalati sono delle attività di consulenza, non differenti da quelli offerte dai Caf per la dichiarazione dei redditi. Per questa ragione il Ministero non interviene su queste realtà”.