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La mia idea sulla scuola di domani

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Credo che l’anno 2020 rappresenterà una linea di demarcazione nel mondo della scuola, dovrà necessariamente esserci una scuola post #covid.

Quando il virus sarà debellato (mi auguro presto) e potremmo quindi ritornare ad incontrarci e stare insieme senza timori, i cambiamenti e le innovazioni che la scuola merita, saranno il giusto ed opportuno mix delle esperienze e delle buone prassi della didattica e del modo di fare scuola conosciuta fino al 4 marzo e solo il meglio delle esperienze fatte e delle competenze acquisite in questi mesi di #didatticaadistanza.

La mia personale #visione di scuola “riformata” consiste in semplici cambiamenti ed innovazioni da attuare nel breve-medio termine (diciamo tre anni), cominciando la sperimentazione con alcune scuole pilota per poi estenderla a tutto il territorio nazionale.

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BANCA DATI DELLE LEZIONI E DEL MATERIALE DIDATTICO

I contenuti didattici, i materiali, le video lezioni, podcast etc, saranno elaborati e prodotti, per ciascuna materia e disciplina, in forma digitale da piattaforme culturali e case editrici di contenuti didattici digitali pubbliche e/o private (l’equivalente di ciò che nella scuola che siamo abituati a conoscere è ricoperto dalle case editrici che stampano i libri di testo) che solo per fare qualche esempio potrebbero essere Rai scuola, Rai cultura, Zanichelli, piuttosto che google o università telematiche etc.

Il vantaggio di affidarsi a tali piattaforme per la produzione di contenuti, oltre a poter disporre, da parte di ciascuna scuola, della enorme quantità di materiali disponibili, e via via sempre incrementati, aggiornati ed attualizzati, sarà quello di servirsi della consulenza di autori e creatori di contenuti quali professori di riconosciute capacità ciascuno nel proprio campo.

Solo per fare degli esempi supponiamo che Rai cultura incarichi esperti per la elaborazione di materiali, realizzazione di corsi interattivi, video lezioni etc organizzate in moduli di 20-30 minuti ciascuno, realizzate in studio e poi disponibili in maniera asincrona per tutte le scuole d’Italia, per cui potremmo avere lezioni di scienze curate da Alberto Angela, lezioni di italiano di Roberto Vecchioni, di storia dell’arte di Philippe Daverio e così via, tali lezioni saranno opportunamente preregistrate, in funzione dei vari ordini e grado di tutte le scuole, e disponibili in cloud, a disposizione di tutte le scuole e pronte per essere scaricate in streaming dagli insegnanti di istituto, operanti sul territorio in ciascuna scuola. Tali lezioni, documenti e contenuti, saranno modulabili, scalabili ed adattabili alle varie esigenze per la predisposizione di lezioni “cucite su misura” ed organizzate e condotte dall’insegnante di istituto ed offerte al proprio gruppo classe.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI DI ISTITUTO

Ciascun insegnante avrà il compito-mansione-ruolo di “facilitatore didattico” o se preferite “mediatore culturale” o “modulatore” nel senso che servendosi dei contenuti digitali disponibili di cui sopra, organizzerà di volta in volta, scaricando i materiali necessari all’attività che intenderà svolgere e condurre, organizzandoli e componendoli come un puzzle nella maniera che riterrà più opportuna secondo la libertà d’insegnamento, questo ovviamente nelle varie materie e discipline seguendo quali linee guida il programma didattico ministeriale che sarà  anch’esso elastico, questo nella convinzione che ciascun alunno ha Bisogni Educativi Speciali, sia chi necessita di misure compensative che chi magari può procedere a velocità superiori con attività di integrazione. Per ciascuna unità didattica si procederà con attività di lezione frontale di integrazione e contestualizzazione dei contenuti digitali, di attività di verifica scritta ed orale, ricerche etc. In questo modo ci cominciamo ad avvicinare ed a concepire il concetto di didattica #one2one (leggi one to one, cioè uno ad uno termine mutuato dal marketing) ovvero una didattica molto vicina al concetto di didattica personalizzata, l’insegnante assumerebbe in un certo senso anche il ruolo di tutor di ciascun allievo, la scuola al contempo diventa anche una sorta di “dopo scuola”.

L’ORGANIZZAZIONE DEI GRUPPI CLASSE

Le classi saranno ripensate sia in termini numerici che spaziali, nel senso che dovranno essere gruppi di 7-8 al massimo 10 alunni, la collocazione non necessariamente sarà tra “quattro mura” ma sarà intesa in maniera dinamica, elastica, liquida nel senso che alcune attività si potranno fare in determinati ambienti della scuola, altre attività a casa oppure in altri ambienti della scuola (anche esterni), l’utilizzo degli ambienti scolastici, non necessariamente dovrà avvenire in orari canonici (8-13) ma potranno essere spalmati nell’arco dell’intera giornata (nel rispetto degli orari minimi settimanali). Gli spazi scolastici attuali, saranno via via ripensati, le aule assumeranno nuove concezioni, le relazioni tra uomo e ambiente costruito saranno necessariamente ripensate,…gli architetti potranno esprimersi al meglio!

I libri di testo cartacei (come li intendiamo adesso) non saranno più utilizzati (ci sarà un risparmio medio per le famiglie mediamente di €300 annui) all’atto dell’iscrizione la scuola fornirà ad ogni alunno un device idoneo a svolgere le attività didattiche multimediali (e non come attualmente accade imporre ulteriore tassa sotto forma di contributo volontario). Gli istituti scolastici dovranno essere dotati di opportune linee e reti di ultima generazione idonee a consentire i collegamenti web.

IL FUNZIONAMENTO DEI LABORATORI E LE ATTIVITA’ DI PCTO DI AVVIAMENTO ALL’IMPRESA

Gli istituti tecnici, o comunque gli istituti dotati di laboratori, potranno consentire l’utilizzo degli stessi, anche in orari extra scolastici per attività di formazione e apprendimento, introduzione al mondo del lavoro, assimilabili ad attività di PCTO (ex alternanza scuola lavoro) per fare qualche esempio, gli istituti alberghieri, potranno prestare attività di catering per conto terzi, utilizzando docenti ed alunni e magari qualche esperto esterno, gli eventuali introiti economici, saranno utilizzati in parte per retribuire chi si è occupato di tale attività ed in parte per sostenere altre attività della scuola. Analoghi discorsi per altri istituti, ad esempio, che dispongono di laboratori di design del gioiello, piuttosto che design della moda, o di grafica pubblicitaria, discipline pittoriche etc etc tutti questi laboratori potranno essere utilizzati per intercettare commesse dall’esterno e quindi produrre quanto ordinato e realizzando delle vendite e transazioni commerciali (qualcuno obietterà che le scuole non possono fare utili bla bla, ma se di riforma si tratta….)

La commercializzazione di tali prodotti e manufatti, oltre che a seguito di commessa e quindi di produzione su ordinazione, potrà avvenire attraverso piattaforme di e-commerce realizzate e gestite con competenze interne alle scuole, e laddove non presenti, sfruttare le reti d’ambito etc. Nell’attuazione di queste attività l’impiego degli alunni dovrà essere il centro ed il nocciolo della questione al fine di implementare una “formazione professionale” embrionale all’interno della scuola, così facendo, i diplomandi più volenterosi che si saranno applicati con maggior impegno, al termine del corso di studi, potrebbero ritrovarsi a disporre di un “lavoro” vero e proprio e potrebbero essere riassorbiti dal sistema generato come “esperti esterni” aggiungendo valore ed incrementando il senso di appartenenza alla scuola che si è frequentata.

Per concludere questo lungo post, ci terrei a ribadire che nelle avversità si deve cercare di intravedere una opportunità, la scuola nell’avversità rappresentata dal #coronavirus deve intravedere questa opportunità rappresentata dall’introduzione delle nuove tecnologie. Per citare il maestro d’orchestra Ezio Bosso, che ci ha lasciati questa mattina (R.I.P.) il quale, parlando di Beethoven, disse che se non fosse stato sordo (avversità) probabilmente non avrebbe composto la quinta sinfonia (opportunità).

Sandro Dente