Home Attualità La ministra Giannini smentisce una sua intervista?

La ministra Giannini smentisce una sua intervista?

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Secondo molte testate giornalistiche, la ministra dell’istruzione Stefania Giannini avrebbe sementito una intervista rilasciata al giornalista Luca Steinmann a Villa Vigoni il 4 maggio a margine dell’incontro con l’omologa tedesca Johanna Wanka e pubblicata sull’Huffington Post.

Intervista che ha suscitato vivaci reazioni per alcune affermazioni sugli immigrati, sul precariato e sul futuro della famiglia.

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Se Huffington Post ha deciso di cancellare l’articolo, Luca Steinmann,  un freelance svizzero, in contatto con il Corriere del Ticino, testata leader del gruppo editoriale di Lugano, la conferma.

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Il punto saliente è rappresentato dalla risposta data dalla ministra, alla domanda su flessibilità e lavoro precario.

Questa la risposta: “Sì. Flessibilità deve voler dire dinamismo e mobilità del lavoro e delle persone, anche se spesso viene tristemente associato alla precarietà. Con le riforme vogliamo introdurre una flessibilità virtuosa sia sociale che professionale.

Domanda: Un modello di questo tipo è, per esempio, quello americano, la cui economia americana si fonda sulla flessibilità, quindi su quello che viene chiamato precariato, anche se è spesso pagato molto meglio rispetto all’Italia. Il responsabile economico del Pd Filippo Taddei ha detto che il massimo modello al quale l’Italia può aspirare è quello americano?

 

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R: Sì, purché si ricordi che nessun modello è esattamente replicabile e che l’Italia ha le sue particolarità che vanno mantenute. E’ comunque necessario procedere nella direzione di rendere il mercato più flessibile. La rigidità novecentesca va abbattuta. Le persone devono potersi muovere e spostarsi a seconda di ogni evenienza umana e lavorativa.

(…)

Io stessa, appena avuto il primo figlio, ha lasciato geograficamente casa mia per andare a lavorare lontano, lasciando al padre il compito di occuparsi quotidianamente del bambino. Il mio è stato un comportamento atipico per quel tempo, ma dovrà rientrare nella normalità in futuro, perché anche le donne devono potersi spostare. Certo è che quella delle donne è una delle più grandi sfide all’interno del nuovo sistema a cui andiamo incontro.

(…)

Mi piacerebbe che in futuro la flessibilità venisse considerata come sinonimo di apertura.