Ogni tanto a chi non è più giovane (ed è il caso di scrive questo racconto) capita di scoprire fra le proprie carte delle vere e proprie “perle” di saggezza.
In queste ore mi è venuto fra le mani un articolo della pedagogista Dina Bertoni Jovine pubblicato in un numero del Giornale dei Genitori del 1961.
L’articolo si intitola “Potere eccessivo della pagella”.
Sembra scritto oggi.
Guardate come si apre l’intervento di Bertoni Jovine.
“Vi sono date ricorrenti che coincidono con la fine del trimestre o con le sessioni di esami, in cui la stampa si fa interprete del disagio dei ragazzi, delle proteste delle famiglie della mancata collaborazione fra scuole e famiglia che rende difficile lo sviluppo dei ragazzi e turba, a volte, il loro stesso equilibrio.”
“Questi sussulti dell’opinione pubblica – prosegue la pedagogista – seppure sporadici e transitori dimostrano tuttavia che le critiche che si vanno facendo da tempo alla nostra scuola rispondono ad una sua reale insufficienza di fronte ai compiti che la società le imporrebbe”.
E poi un richiamo a fatti di cronaca che, evidentemente, non sono tipici dei nostri anni: “Se il sistema di valutazione adottato dalla scuola con voti, scrutini, pagelle, ecc. ha il potere di scatenare a periodi fissi tragedie che gettano nel lutto le famiglie questo è un indizio che merita di essere esaminato con attenzione”.
“La pagella scolastica – osserva ancora Bertoni Jovine – non è certamente la causa dei turbamenti improvvisi che conducono ragazzi e ragazze a gesti assurdi ma ha il potere di scatenare lo squilibrio latente e di portarlo ad estrema tensione. In realtà la pagella ha assunto un potere eccessivo nella vita degli studenti e delle famiglie. Troppe speranze e troppe ambizioni sono affidate a quel pezzo di carta che assicura il futuro diploma e garantisce una determinata carriera”.
Il punto dell’intera questione è che “le famiglie mostrano scarsa preoccupazione per i progressi reali che i figli conseguono nel campo delle conquiste morali e intellettuali e mirano soltanto ai buoni voti”.
“Le famiglie – sottolinea ancora la pedagogista – si accostano alla scuola soltanto per protestare quando il ragazzo crede di avere avuto un voto ingiusto o quando la sua salute soffre per eccesso di compiti”.
Ed è raro che le famiglie “si interessino di metodi scolastici di programmi di problemi educativi che la scuola dovrebbe proporsi per sviluppare il senso morale, la cultura, il senso di responsabilità dei ragazzi”.
La conclusione del ragionamento di Bertoni Jovine risale a 65 anni fa ma potremmo trovarla scritta anche in un articolo dei nostri giorni: “Sono questi invece i punti sui quali scuola e famiglia dovrebbero cercare la più stretta collaborazione per dare fiducia, sicurezza, serenità al giovane impegnato nello sforzo di inserirsi nella vita sociale. Invece famiglia e scuola si ignorano a vicenda. Di qui sorprese di cui la pagella è annunciatrice temuta”.
In quel vecchio articolo Dina Bertoni Jovine esaminava il peso sproporzionato che la valutazione scolastica esercita sulla vita dei giovani e delle famiglie, evidenziando come il sistema di voti e scrutini possa diventare fonte di profondo disagio.
L’autrice osservava anche che fallimenti scolastici e tensioni legate ai voti possono scatenare crisi gravissime, che si manifestano in episodi di fuga, violenza o perfino suicidio.
Eventi drammatici che sono spesso il segnale di un’infelicità latente e di uno squilibrio che la scuola e la famiglia non riescono a prevenire.
La scuola italiana veniva descritta come isolata e ancorata a metodi e programmi antiquati. Le classi troppo numerose impedivano agli insegnanti di seguire i ritmi individuali degli allievi, portando molti ragazzi a perdere fiducia nelle proprie capacità o a ricorrere a sotterfugi per superare le difficoltà.
Insomma: i problemi che la scuola italiana ha oggi di fronte non sono nuovi, ma arrivano da lontano. Parlare di declino provocato dal “vietato vietare” di sessantottina memoria e dal “primo non bocciare” di Don Milani è storicamente sbagliato: basta leggere cosa scriveva Bertoni Jovine nel 1961.