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La Pietra di Veracruz

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Fino al 2002 si riteneva che le più antiche forme di scrittura del Nuovo Mondo fossero appannaggio della civiltà dei Maya. In quella data alcuni reperti trovati in Messico da una ricerca condotta dalla Florida State University retrodatarono al 650 a.C. e alla civiltà degli Olmechi, precedente a quella dei Maya, lo sviluppo di sistemi di comunicazione scritta da parte dei popoli mesoamericani.
Nell’ultimo numero di “Science” (settembre 2006) un’ulteriore e più sbalorditiva scoperta, frutto delle ricerche di Karl Taube, antropologo dell’Università della California. 
Su una pietra rinvenuta a sud di Veracruz, vi sono incisi 62 geroglifici, composti da 28 elementi distinti, databile intorno al 900 a.C. è attribuita anch’essa alla civiltà degli Olmechi. Si tratta indubbiamente della più antica testimonianza di documento scritto del Nuovo Mondo. 
Della civiltà Olmeca, a cui è stato attribuito il nome di “popolo del giaguaro” da una leggenda raccolta dall’archeologo Miguel Covarrubias, si avevano tracce e reperti consistenti, tali da farla ritenere una popolazione con un’arte molto elaborata e una ricca iconografia. 
La forma e il disegno dei centri cerimoniali, le piattaforme a struttura piramidale, i campi per il gioco della pelota, la struttura architettonica dei palazzi e dei sepolcri e le sculture ubicate secondo un preciso disegno dalle geometrie a ispirazione cosmologica, furono in seguito adottati da tutte le culture successive. Per tale ragione la civiltà olmeca viene considerata la cultura madre di tutte le popolazioni mesoamericane. In seguito alle più recenti scoperte vengono ora a completarsi le informazioni su questa cultura misteriosa. Un altro tassello per ricostruirne la complessità è dato dalla conferma che possedevano un sistema di registrazione scritta del linguaggio.
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