Home Archivio storico 1998-2013 Ordinamento La Ragioneria dello Stato: al Miur c’è un buco nero

La Ragioneria dello Stato: al Miur c’è un buco nero

CONDIVIDI
  • Credion

Secondo il quotidiano di Roma, la Ragioneria dello Stato sta scoprendo “ammanchi da milioni di euro”, circostanziando con tutte le formalità del caso quali siano i capitoli di spesa sospetti. A tale scopo la Ragioneria generale dello Stato ha inviato una relazione al ministro titolare, Maria Chiara Carrozza, che a sua volta lo ha inviato alla procura di Roma. Il Pm, titolare del fascicolo, ha dato così delega al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione delle frodi comunitarie della Guardia di Finanza, per effettuare le indagini.
Per ora il fascicolo, riporta il Messaggero, è ancora senza indagati e senza ipotesi di reato ma è possibile che nei prossimi giorni sia iscritta una ipotesi di truffa ai danni dello Stato.

Non è la prima volta che alla procura di Roma arrivano notizie su ammanchi milionari nei fondi assegnati al ministero dell’Istruzione e più precisamente alla Direzione generale della ricerca. Un anno fa, un anonimo aveva inviato una lettera di cento pagine parlando di un sistema di connivenze e gestioni pilotate di fondi che si sarebbe appropriato illecitamente di 6,2 miliardi di contributi comunitari a fondo perduto, 3 miliardi di budget statale e un miliardo l’anno di fondi ordinari per gli enti di ricerca.

Le verifiche, specifica ancora il Messaggero, riguarderebbero in particolare il periodo in cui al vertice della Direzione generale per la ricerca c’era Antonio Agostini, scelto dall’ex ministro Mariastella Gelmini, a metà del 2009. Una amministrazione che gestisce bandi pesantissimi dal punto di vista economico, che arrivano anche a 2,5 miliardi per singola gara (per mantenere una misura di paragone, l’intera abolizione dell’Imu sulla prima casa è costata allo stato 4 miliardi di euro). Agostini ha lasciato la Direzione generale a febbraio 2012, qualche tempo dopo l’insediamento del governo Monti. Quindi, la Direzione è stata affidata ad Emanuele Fidora. Quest’ultimo, nell’autunno scorso aveva confermato alcuni sospetti al Fatto: «Quella del cosiddetto Corvo è una denuncia molto circostanziata».