Dopo i primi momenti di emozione, per la morte dello studente a La Spezia accoltellato dal compagno, i ministri dell’Istruzione e degli interni, hanno inviato una direttiva ai prefetti e ai dirigenti degli Uffici scolastici regionali che consente l’uso dei metal detector agli ingressi delle scuole per prevenire l’introduzione di armi.
Tuttavia, secondo alcuni osservatori, e in modo particolare secondo le ricerche di pagellapolitica.it, ci sarebbero delle criticità nel loro utilizzo insieme alla constatazione, con dati di fatto, della loro scarsa efficacia.
Relativamente alla legittimità, sulla base delle norme che disciplinano le perquisizioni e i controlli di pubblica sicurezza, “i controlli invasivi non possono essere automatici o indiscriminati, ma devono poggiare su presupposti di legge chiari e rispettare criteri di necessità, adeguatezza e proporzionalità”.
Dunque questi controlli non possono diventare “una misura ordinaria e generalizzata, applicata di routine e sganciata dalle condizioni eccezionali previste dalla legge”.
In merito poi all’efficacia, a far testo è la ricerca empirica statunitense, dove questi sistemi da tempo funzionano, secondo cui “la presenza di armi dentro la scuola” è più bassa dove non ci sono metal detector. Stesso risultato emerge anche per il tragitto tra casa e scuola, mentre non è stata rilevata “differenze significative tra scuole con e senza metal detector per quanto riguarda minacce, risse a scuola o episodi di violenza in altri contesti. Secondo questi dati, quindi, il metal detector non riduce in generale la propensione alla violenza”
E ancora: “sulla base dei dati disponibili, nelle scuole dotate di metal detector l’individuazione delle armi avviene più spesso senza ricorrere allo strumento, confermando così che intercettare le armi all’ingresso della scuola, non incide sulle dinamiche che portano un adolescente ad armarsi o a usare violenza in altri contesti, che restano legate a fattori relazionali, ambientali e sociali”.
Ma non solo, secondo altri studi, il clima scolastico in presenza di metal detector avvia “una percezione di minore sicurezza da parte degli studenti rispetto a scuole senza questi dispositivi, richiamando anche il rischio che i controlli diventino un segnale di pericolosità dell’ambiente”.
E dunque si dimostra “come una misura di sicurezza possa trasformarsi in un fattore di stigma” e avere “effetti negativi sulle percezioni di sicurezza degli studenti e ridurre il sentimento di fiducia nei confronti dell’istituzione scolastica. Nella valutazione degli impatti, quindi, non basta contare quante armi vengono intercettate. Occorre considerare anche i costi indiretti, come il clima tra gli studenti, la fiducia nella scuola e lo stigma associato ai controlli, e monitorarne gli effetti nel tempo”.
E infine, secondo quanto riporta PagellaPolitica, “nonostante i potenziali benefici dell’individuazione delle armi all’ingresso delle scuole, queste misure fisiche non affrontano i problemi sociali ed emotivi più profondi che possono indurre gli studenti a portare armi con sé”, certificando il fallimento del sistema, per questo “le scuole dovrebbero affiancare alle misure di controllo strategie più orientate al clima scolastico, alle relazioni sociali e alla prevenzione precoce”