Breaking News

La scuola che ascolta: una voce dalla primaria dopo il caso della studentessa veneta

Leggendo l’intervista alla studentessa veneta che ha scelto di non sostenere l’orale dell’Esame di Stato, colpiscono alcune sue espressioni che meritano attenzione. Parole che parlano di una scuola vissuta come distante, più attenta ai voti che alla persona. “I professori pensano solo ai voti”, dice, e questa affermazione, al di là del gesto compiuto, rivela un disagio che non può essere ignorato.

Per la mia esperienza nella scuola primaria, posso dire che questo rischio viene affrontato quotidianamente con grande consapevolezza. Non solo perché abbiamo a che fare con bambini in età evolutiva, ma perché è compito di ogni insegnante, a qualunque livello, riconoscere la centralità della persona. L’alunno, il bambino, il ragazzo, lo studente, dovrebbe essere il fulcro della nostra azione educativa. Istruire, certo. Ma anche educare. E l’educare presuppone una relazione, una conoscenza reciproca, un’attenzione continua alla dimensione umana, affettiva, interiore.

Mi chiedo perché, con il passare degli anni e il progredire del percorso scolastico, questa attenzione alla persona tenda progressivamente ad affievolirsi. Perché si smetta di coltivare la relazione educativa come se, oltre la scuola primaria, la componente umana diventasse un elemento secondario, accessorio. Sta diventando sempre più frequente che siano gli stessi studenti, ormai giovani adulti, a farlo notare. E quando ciò accade, dovremmo fermarci ad ascoltare. Non per schierarci o semplificare, ma per riflettere sul senso del nostro lavoro.

L’Esame di Maturità, in fondo, è solo un momento. Ma ciò che conta davvero, e che gli studenti portano con sé, è il vissuto quotidiano degli anni precedenti: il modo in cui sono stati accompagnati, ascoltati, riconosciuti. Personalmente, ritengo che quanto accade nella scuola primaria rappresenti un’impostazione pedagogica solida e significativa, da cui tutta la scuola potrebbe trarre ispirazione. È un modello non solo per le sue metodologie didattiche, ma per il modo in cui si struttura il lavoro degli insegnanti: la programmazione condivisa, il confronto settimanale, l’attenzione costante ai bisogni degli alunni. È un modello in cui la collegialità diventa risorsa, e la persona, sempre, resta al centro.

Non dovrebbe essere questo l’obiettivo di ogni scuola, a ogni livello?

Bartolomeo Manno

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi