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La scuola pubblica minacciata dalla burocrazia: “A rischio il valore legale del titolo di studio” [INTERVISTA]

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A margine del Convegno al Liceo Tasso di Roma sulla “Difesa della scuola pubblica”, organizzato dall’Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica” il direttore de La Tecnica della Scuola, Alessandro Giuliani, ha intervistato Renata Puleo, già dirigente scolastica di un istituto Comprensivo di Roma, redattrice dell’Appello per la Scuola Pubblica 2017, con 13mila firmatari, attiva nel gruppo No INVALSI, nell’associazione “Per una Scuola della Repubblica” e in gruppi di studio contro le forme di Alternanza Scuola-Lavoro.

Far diventare operativi i 7 punti della raccolta firme

“L’iniziativa è quella di usare quest’appello, per valorizzare queste 13mila firme, non solo di intellettuali, ma anche dai cittadini. Cosa vogliamo fare di questi temi importanti?”

“Il rischio della scuola pubblica – prosegue Puleo – è quello di non essere più pubblica, nel senso di qualcosa che si gioca in pubblico. Il rischio è che la scuola diventi qualcosa di marginale, destinata ai poveri, mentre l’elite si forma da un’altra parte”.

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Perdita del valore del titolo di studio

Per Puleo il rischio è anche quello della perdita di valore del titolo di studio: “Inoltre, il nesso fra certificazione delle competenze, valutazione, unità didattiche legate alle autocompetenze, quadro nazionale delle qualifiche, porterà nella direzione per cui coloro che vorranno entrare nel mercato del lavoro dovranno passare attraverso questa burocrazia, chi esce dalla scuola con questo titolo di studio dovrà giocarselo con questo paniere. E lo marginalizzerà”.

 

 

Ricordiamo, che i 7 punti a cui si riferisce Renata Puleo, al centro dell’appello dei 13 mila firmatari sono:

  • Conoscenze vs competenze
  • Innovazione didattica e tecnologie digitali
  • Lezione vs attività laboratoriale
  • Scuola e lavoro
  • Metrica dell’educazione e della ricerca
  • Valutazione del singolo, valutazione di sistema
  • Inclusione e dispersione