Home I lettori ci scrivono La staticità del caos nella mia stanza!

La staticità del caos nella mia stanza!

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Quando vidi le immagini in tv del crollo delle torri gemelle ricordo che dissi: “da questo momento il mondo non sarà più come prima!” Qualche tempo dopo vengo a sapere che un noto psicologo, Jerome Bruner, aveva detto la stessa frase. Non furono tanto la parole, quanto la riflessione che ci accomunava, ciò che mi colpì; me ne accorsi diversi anni dopo seguendo una sua lezione… fui colpita dalla vivacità, meglio ancora dalla passione, che mostrava nel riporre ancora così tanta fiducia nell’essere umano e da quanto lo affliggesse la staticità!

Perché dico questo? Ho passato un’estate a leggere articoli, a seguire telegiornali, a scambiare opinioni con colleghi, amici, genitori, allievi, figli, anche con persone incontrate occasionalmente, in autobus, al bar…. Siamo tutti insoddisfatti, imprenditori, artigiani, docenti, impiegati, ecc…

I ragazzi ne fanno le spese e vivono in un mondo che non trasmette sicurezza, li abbiamo abituati a pensare che il lavoro non è un diritto, che le guerre lontane da noi non ci appartengono e anche a credere che tenere lontano chi cerca rifugio è giusto, abbiamo trovato un nome per l’occasione: “clandestino”, così tutto può essere giustificato, abusi, sfruttamento, morti….

Abbiamo cominciato a combattere per la sopravvivenza, abbiamo iniziato a chiuderci nei nostri recinti, a diffidare di chi ci minaccia; nulla ci appartiene, guerre, omicidi, violenze,….

Subire ingiustizie, essere imbrogliati è diventata la norma, bisogna essere scaltri, imparare a difendersi! Lo straniero è alle porte corazziamoci!

Il problema è che tutti siamo diventati invasori.

Straniero etimologicamente significa estraneo-esterno, noi insegnanti, ad esempio, visti gli ultimi spostamenti nelle GE (i raccomandati, chi compra punti, i disonesti, gli approfittatori… non sono contemplati nella mia riflessione, quelli hanno un solo nome in tutte le professioni e in tutte le provincie-regioni-nazioni), dovremmo reputare un altro insegnante un estraneo e poi bellamente, da settembre, occuparci d’integrazione. Integrazione etimologicamente significa rendere integro, completo, conforme a giustizia, amo questo termine, mi riporta all’articolo 3 della nostra Costituzione, non amo il termine inclusione che in maniera strisciante da un po’ di tempo si tenta di far subentrare al suo posto (vedi significato etimologico).

Non sono d’accordo che sia utile indire nuovi concorsi se prima non si stabilizza chi ha partecipato a quelli precedenti, se non si manda in pensione il personale che ne ha diritto, non condivido i corsi on line e tutti i modi che portano solo ad accumulare punteggio, non condivido l’Invalsi e qualunque agenzia esterna che desideri inserirsi all’interno della scuola e soprattutto non condivido il nostro silenzio!

Tutto questo ci annichilisce, ci paralizza e tornando alla staticità anche restare immobili è una corazza!

Io come insegnante non me lo posso permettere. Ho iniziato a mettere in ordine la mia stanza, ho ripreso a scrivere e, per quel poco che conta, questa è la mia responsabilità, ho il dovere di recuperare le mie forze da qualche parte e di parlare all’altro, nel senso di straniero-diverso da me, e di continuare ad avere fiducia in lui.