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La storia dell’arte aiuta a difendersi dalle fake news: il lascito di Bauman

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Studiare storia dell’arte permette di sviluppare sensibilità e pensiero proprio, in grado di offrire un vero e proprio scudo agli agguati delle “fake news”, le notizie-bufala, che scorrono sempre più spesso su Internet.

La teoria di Bauman

A sostenere questa teoria è di Zygmunt Bauman – il sociologo, filosofo e accademico polacco di origini ebraiche scomparso nel 2017 – che nel suo ultimo libro ha configurato come ulteriore scenario della crisi della modernità la “Retrotopia”.

Si tratta di una visione che guarda con nostalgia al passato, ma anche all’incertezza del presente, disinnescando la prospettiva del cambiamento.

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Ma è proprio dal passato, ha scritto lo studioso, che dobbiamo prendere l’insegnamento: il patrimonio dell’esperienza e la competenza storica su cui occorre costruire il futuro.

Una sfida che passa proprio nell’educare alla complessità per formare il cittadino del XXI secolo a saper riconoscere una “fake” da una notizia vera e saper gestire nel migliore dei modi la manipolazione dei consensi.

Il nostro rapporto con il futuro e quindi la nostra capacità di modificare il presente, ovviamente in meglio, dipendono secondo l’autore, in gran parte dal bagaglio di consapevolezza attraverso le esperienze individuali e collettive che abbiamo dentro di noi.

I vantaggi di chi conosce il patrimonio artistico

Da qui la convinzione che il giusto terreno per coltivare tali competenze sia quello del patrimonio artistico la cui comprensione presuppone altri due fattori:

  • lo sviluppo di una sensibilità linguistico-formale e sentimentale (leggere un’opera d’arte significa infatti decodificarne il linguaggio espressivo e coglierne il significato, anche in logica emotiva);
  • la maturazione di un senso di responsabilità rispetto alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali

Fondamentale, in questo scenario, diventa quindi il ruolo della scuola, che permette di realizzare conoscenze e competenze, oltre che promozione del patrimonio culturale per una nuova consapevolezza del “nuovo “ cittadino.

Educare alla complessità per formare il cittadino del XXI secolo rappresenta, dunque, la grande sfida dei sistemi educativi. Le competenze richieste nello studio dell’arte e cioè l’analisi, la decodificazione, l’interpretazione di significati nascosti, la descrizione, il confronto tra diversi linguaggi espressivi, la contestualizzazione storico-culturale  si adattano a configurare il pensiero del cittadino post-moderno ponendolo nelle condizioni di potersi difendere da fake news e da manipolazioni varie.

È interessante, a questo proposito, l’analisi che fa Alessandro Beltrami su Avvenire riguardo la necessità di re-introdurre lo studio dell’arte a tutte le scuole superiori compresi quelli tecnici e professionali e non solo nel triennio del Liceo.

Secondo il giornalista c’è fame di arte nei giovani studenti, basta vedere il numero crescente di visitatori nei musei e nelle mostre. Aumentano sempre di più conferenze dedicate alla storia dell’arte, documentari su artisti, laboratori per i più piccoli. C’è quindi “un desiderio d’arte che va assecondato e educato”.

Ecco perché la storia dell’arte va vista come risorsa per la crescita e il miglioramento del nostro Paese: una “carta vincente”, per un approccio interdisciplinare in grado di sviluppare consapevolezza, pensiero critico, senso di identità e cittadinanza.

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