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Aggiornato il 15.11.2025
alle 09:25

La violenza di genere e l’importanza della scuola

Pasquale Almirante

Secondo i dati Istat, la violenza di genere in Italia non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale, nel senso che è diffusa, considerato che circa 7 milioni di donne, tra i 16 e i 70 anni, ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o di natura sessuale, fra cui stupri o tentati stupri, di cui i femminicidi sono solo la manifestazione più grave. 

Tuttavia in Italia, i femminicidi, in percentuale, sono di meno rispetto all’Europa,  mentre secondo gli esperti, le forme più gravi di violenza si registrano nella cerchia delle conoscenze. Infatti, si legge sul Corriere della Sera che riporta i dati Istat, gli stupri vengono commessi nel 62,7% dei casi da partner, a seguire da amici (9,4%) e da parenti (3,6%), comprese le violenze di natura fisica. 

Tuttavia, dal 2006 il numero di stupri e tentati stupri, così come le violenze fisiche da parte di estranei, è rimasto invariato, per cui occorre, non già inasprire le pene, ma una profonda messa in discussione della cultura dominante nel nostro Paese, e dunque del patriarcato con tutte le sue sfaccettature suprematiste, che può essere smontata solo dalla scuola.

E qui torna in primo piano la questione dell’educazione sessuale a scuola, del consenso informato e della implementazione della disciplina anche nella ex scuola media, considerato pure che, secondo l’indagine “La scuola degli affetti”, condotta da Coop e Nomisma su un campione di duemila persone, il 70% degli italiani vorrebbe l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole come forma preventiva dei fenomeni di odio ed emarginazione.

Il Corriere, riportando i dati, fa rilevare che il 90% degli intervistati è convinto che la scuola sia il luogo ideale per educare alle relazioni, addirittura a iniziare dalle elementari, mentre il 68% suggerisce il coinvolgimento di esperti esterni, come psicologi e pedagogisti, e il 62% propone di creare spazi di ascolto psicologico specializzato. Oltre la metà del campione ritiene fondamentale infine che gli insegnanti ricevano una formazione specifica, mentre il 90% dei genitori desidera che i programmi scolastici coprano sia le relazioni interpersonali che la sessualità.

Dunque, al di là, del dibattito parlamentare, delle polemiche e delle reciproche accuse, comprese le sfuriate del ministro in parlamento, la maggioranza degli italiani vorrebbe l’educazione sentimentale nelle scuole, strutturata come un percorso per costruire una cultura affettiva e del rispetto che, iniziando tra i banchi si rifletta nella vita quotidiana. 

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