“La gente a fine mese non ci arriva. Siamo in una situazione in cui i salari non stanno permettendo di vivere, anzi, si è poveri lavorando e stanno aumentando le diseguaglianze nel nostro paese”. A dirlo è stato, il 26 novembre, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine della inaugurazione della nuova sede sindacale a San Benedetto del Tronto.
Il sindacalista ha quindi “diritti fondamentali che non sono garantiti. Penso alla sanità pubblica. Penso al diritto alla scuola, penso ai tanti giovani che nel nostro paese sono costretti a scappare, ad andarsene in giro per il mondo, perché i livelli di precarietà e di sfruttamento che ci sono qui non ci sono da altre parti. Quindi è chiaro che per quello che ci riguarda vogliamo proprio ripartire dai luoghi di lavoro, dal territorio, per rispondere ai bisogni delle persone”.
Quelli della scuola risultano tra i dipendenti meno pagati della pubblica amministrazione. Pochi giorni fa l’Inps, riferendosi ai compensi del 2024, ha fatto sapere che gli stipendi di oltre un milione di lavoratori della scuola (in larghissima parte composti da docenti e personale Ata) a tempo indeterminato (meglio evitare i precari perché farebbero “sballare” il banco) si collocano in media appena a 30.767 euro lordi annui (quindi circa 9mila euro in meno l’anno della media della PA): parliamo di somme che nella busta paga di fine mese a fatica superano in media 1.700 euro netti al mese, mentre chi è precario o risulta immesso in ruolo da poco si è attesta, purtroppo per i primi otto anni, a cifre che si aggirano sui 1.500 euro netti tra i docenti e tra i 1.200 e i 1.300 euro netti tra il personale Ata.
Uno stipendio che nelle grandi città, soprattutto del Nord, dove la vita è particolarmente cara, non permette certo di vivere nell’agio. Anzi, risulta molto vicino alla povertà di cui parla Maurizio Landini. E non può essere certo il 6% degli ultimi aumenti contrattuali (in media 80 euro netti) e rappresentare la svolta, soprattutto perché l’inflazione risulta galoppare nello stesso periodo al triplo della velocità.