Si allarga il gap tra i compensi percepiti dai dipendenti della scuola, in particolare insegnanti e personale Ata, rispetto a quelli dei colleghi di altri comparti del pubblico impiego. A evidenziarlo sono i dati emessi dall’Istituto nazionale di previdenza sociale relativi al 2024.
Partiamo dal dato generale: se si guarda ai 3.106.473 lavoratori pubblici con contratto a tempo indeterminato si scopre che lo scorso anno complessivamente lo Stato ha speso per le loro buste paga oltre 132 miliardi di euro, che hanno portato nelle tasche di ogni dipendente pubblico una media di 39.087 euro lordi annui.
Peccato che, come sosteneva il saggio Trilussa, quando si parla di media “risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra nelle spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perch’è c’è un antro che ne magna due”.
Quindi, nella PA c’è chi a fine mese porta a casa di più e chi molto meno. Ora, anche se i dipendenti della scuola risultano tra i più osannati della PA, quando si parla di stipendi vestono la maglia dei più poveri: solo tra quelli a tempo indeterminato (meglio evitare i precari perché farebbero “sballare” il banco) parliamo di oltre un milione di lavoratori (1.008.877) e l’Inps ci dice che l’anno scorso hanno guadagnato in media appena 30.767 euro lordi (quindi circa 9mila euro in meno l’anno della media della PA). In busta paga, parliamo di somme che a fatica superano i 1.700 euro netti al mese.
Il gap diventa ancora maggiore quando si fa un confronto con i compensi dei lavoratori degli altri ministeri: quelli della Sanità (717.310 dipendenti di ruolo) hanno percepito, ad esempio, 44.005 euro lordi. Quindi, oltre 1.000 euro lordi in più al mese.
Il paragone diventa ancora più ingrato quando si guarda al comparto Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco, che conta 471.453 dipendenti a tempo indeterminato: il gap cresce infatti inesorabilmente, perché questo raggruppamento di lavoratori dello Stato ha guadagnato in media, sempre nel 2024, ben 48.616 euro. Che corrispondono a 18mila euro in più di docenti e personale Ata. In pratica, un militare o un poliziotto percepisce uno stipendio che, considerando anche straordinari e funzioni aggiuntive, sfiora 1.500 euro lordi in più al mese.
Se poi si fa un parallelo con i 120mila docenti universitari e ricercatori pubblici, si arriva a 55mila euro lordi: quasi il doppio della media del comparto scolastico.
Insomma, quando si parla di stipendi, la scuola risulta di gran lunga la “maglia nera”: anche i dipendenti delle amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni), con 32.571 euro lordi medi, hanno preso di più nel 2024.
Ma perché questa differenza così marcata? Uno dei problemi che tiene certamente a fondo le buste paga di docenti e Ata (i dirigenti scolastici percepiscono stipendi in media doppi, ma incidono pochissimo sulla media del comparto perché sono meno di 7mila a fronte di un milione complessivi) è legato al trattamento accessorio: ad oggi, infatti, si stima che nella scuola sia non più di un terzo, se non un quarto, di quello percepito dagli altri dipendenti dello Stato.
C’è poi da ricordare il decreto legislativo 29 del 1993, applicativo della legge delega 421 del 1992, che ha privatizzato il rapporto di lavoro dei dipendenti della scuola, equiparandolo in larga misura, per diverse disposizioni, ad un rapporto di natura privatistica e che quindi ha sottratto i riferimenti alla legge (come avveniva fino al 1992) per legarli a doppio filo con il contratto di categoria. Se a questo aggiungiamo che di lì a poco, verso la metà degli anni Novanta, gli aumenti dei contratti pubblici sono stati per legge “castrati” poiché posti sotto l’inflazione programmata, quello che si sta raccogliendo oggi è la normale conseguenza.
Basti pensare che una decina d’anni fa il gap in negativo dei guadagni annuali dei lavoratori della scuola rispetto al resto del pubblico impiego, si collocava tra i 4mila e i 5mila euro: oggi è praticamente quasi raddoppiato. E anche dopo il rinnovo del Ccnl 2022/24 Istruzione e Ricerca non andrà meglio. Il 6% circa di aumento peserà infatti, sotto forma di incremento stipendiale, molto meno rispetto a quello degli altri lavoratori. E il gap, contratto dopo contratto, diventerà sempre più grande.
L’unica soluzione per uscire da questo vortice penalizzante sarebbe quella di sganciare la scuola dalla contrattazione: teoricamente non sarebbe impossibile, perché alcune categoria – come i magistrati, i docenti universitari e parte delle forze armate – risultano fuori da tempo. Solo che nessun Governo sembra avere la capacità economica per farlo: un aumento stipendiale consistente per oltre un milione di dipendenti, quelli della scuola, si tradurrebbe in un impegno permanente di svariati miliardi di euro. Che si andrebbero a sommare ai 31 miliardi spesi oggi solo per i compensi annui del personale di ruolo, più altri 6 e mezzo per i colleghi precari. A meno che non si consideri finalmente la scuola una priorità. Non solo a parole.
Anno 2024
| Gruppo contrattuale | Tipologia contrattuale | Numero lavoratori nell’anno | Retribuzione nell’anno | Numero giornate retribuite nell’anno | |
| Amministrazioni Centrali, Magistratura e Autorita’ Indipendenti | Tempo determinato | 12.890 | 347.878.149,52 | 3.201.508 | |
| Tempo indeterminato | 189.146 | 8.547.487.769,90 | 55.440.501 | ||
| Amministrazioni Centrali, Magistratura e Autorita’ Indipendenti: | Totale | 202.036 | 8.895.365.919,42 | 58.642.009 | |
| Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) | Tempo determinato | 39.137 | 869.732.292,40 | 8.352.326 | |
| Tempo indeterminato | 517.130 | 16.843.464.566,24 | 154.445.972 | ||
| Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni): | Totale | 556.267 | 17.713.196.858,64 | 162.798.298 | |
| Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco | Tempo determinato | 49.102 | 1.028.817.042,78 | 12.280.267 | |
| Tempo indeterminato | 471.453 | 22.920.326.457,57 | 142.864.892 | ||
| Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco: | Totale | 520.555 | 23.949.143.500,35 | 155.145.159 | |
| Scuola | Tempo determinato | 471.422 | 6.427.870.653,48 | 80.764.363 | |
| Tempo indeterminato | 1.008.877 | 31.040.252.183,60 | 307.156.886 | ||
| Scuola: | Totale | 1.480.299 | 37.468.122.837,08 | 387.921.249 | |
| Servizio Sanitario | Tempo determinato | 29.195 | 916.881.902,88 | 6.661.322 | |
| Tempo indeterminato | 717.310 | 31.565.668.304,15 | 215.947.001 | ||
| Servizio Sanitario: | Totale | 746.505 | 32.482.550.207,03 | 222.608.323 | |
| Universita’ ed enti di ricerca | Tempo determinato | 24.510 | 1.014.469.629,98 | 6.911.199 | |
| Tempo indeterminato | 119.908 | 6.629.652.973,86 | 36.388.333 | ||
| Universita’ ed enti di ricerca: | Totale | 144.418 | 7.644.122.603,84 | 43.299.532 | |
| Altro | Tempo determinato | 5.442 | 115.586.238,20 | 1.193.370 | |
| Tempo indeterminato | 82.649 | 3.874.983.880,99 | 24.830.374 | ||
| Altro: | Totale | 88.091 | 3.990.570.119,19 | 26.023.744 | |
| Totale | Tempo determinato: | 631.698 | 10.721.235.909,24 | 119.364.355 | |
| Tempo indeterminato: | 3.106.473 | 121.421.836.136,31 | 937.073.959 | ||
| Totale: | Totale | 3.738.171 | 132.143.072.045,55 | 1.056.438.314 |
Fonte INPS