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Prima Ora | notizie del 28 agosto

Latino alla secondaria di primo grado: fra qualche settimana si parte

L’iniziativa del Ministero dell’Istruzione (confermata dal Decreto ministeriale n. 221 del 9/12/2025) non è passata inosservata nel mondo scolastico e non si è registrato, come era prevedibile, un giudizio uniforme da parte del mondo pedagogico su tale decisione. Come sempre accade in queste situazioni (ed è democraticamente giusto e corretto), i pareri sono stati difformi. Alcuni “intellettuali” hanno salutato con entusiasmo il coraggioso atto del Ministero, altri hanno manifestato qualche dubbio, qualcuno, poi (gli studiosi più “moderni”), l’ha bocciato senza “pietà” (e non senza un minimo di disprezzo), definendolo obsoleto, retrogrado e inutile.

Di quale decisione parliamo?

Ma di quale decisione parliamo? Il Decreto ministeriale sopra citato stabilisce il ritorno (finalmente) dello studio della lingua latina nelle scuole medie.

Devo confessare che, all’inizio, ho appreso la notizia con una certa soddisfazione. In passato ci si era concentrati a “cancellare” (o sbiadire) il nostro passato, le nostre “origini”, il nostro patrimonio culturale e forse anche la nostra identità. Ricordiamo la discutibile e non ben ponderata decisione degli anni ’70, in cui si eliminò ogni residuo di studio del latino nelle medie, fino ad allora rimasto, anche se facoltativo.

Ora, dopo anni non solo di progressi ma anche di sbagli scolastici, ritornare allo studio del latino per far conoscere ai giovani (anche ai non italiani) il nostro passato e le nostre radici linguistico-culturali (non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa e, in generale, dell’Occidente), con una ricaduta positiva sull’apprendimento dell’italiano, non poteva che essere un passo (coraggioso) da accogliere con approvazione e compiacimento.

Questo il mio parere (condivisibile o no).

Come verrà insegnato il latino?

In seguito, però, approfondendo le modalità in cui adesso si intende (almeno all’inizio) ripristinare lo studio della “lingua madre”, il mio incondizionato favore si è andato attenuando.
Sì, è così. Perché in realtà il Ministero dell’Istruzione non ha intenzione di reintrodurre (così sembra) uno studio serio del latino, fosse anche limitato ad un livello base, quindi lo studio di una materia obbligatoria per tutti inserita nel curricolo delle medie (dalla prima alla terza).

Le finalità del provvedimento sono altre, molto più blande. Vediamole per punti:

  1. Materia opzionale e facoltativa. Corsi attivati dalle singole autonomie scolastiche e frequenza su base volontaria.
  2. Corso facoltativo accessibile agli alunni di seconda e terza media.
  3. Denominazione ufficiale: LEL (Latino per l’educazione linguistica).
  4. Niente versioni, niente frasi (solo minime frasi) o studio mnemonico della grammatica. Solo un approccio etimologico-linguistico: non si studiano le vecchie regole a memoria o la grammatica, soprattutto quella complessa, ma le radici delle parole.
  5. Organizzazione oraria dei docenti: indicativamente un’ora settimanale aggiuntiva (gruppi di lavoro aperti a più classi) oppure pomeridiana. In questo caso si tratterà di un progetto extracurricolare, un’ora alla settimana, forse, affidato a docenti di lettere. Sembra sia prevista anche una non ben precisata valutazione finale.

Un vero ritorno del latino?

Se le indicazioni ufficiali sono queste, è ben difficile parlare di studio del latino, che servirebbe anche, e non poco, se fatto bene, a strutturare il pensiero logico.
Si tratta invece di un progetto didattico, prevalentemente pomeridiano (e tutti sappiamo la difficoltà di creare e realizzare progetti extracurricolari e la loro minima valorizzazione in termini economici), volto, in sostanza, a potenziare, per chi “ne ha voglia”, l’apprendimento e la conoscenza dell’italiano, a capirne la nascita e l’evoluzione.
Nel concreto, allora, si “conferma” (con minime varianti) la legge del 1977, che aveva abolito il latino, ma aveva previsto “un rafforzamento dell’insegnamento della lingua italiana con riferimento alla sua origine latina e alla sua evoluzione storica”.

Si riduce a questo, o poco più, in verità, il tanto “proclamato” ritorno allo studio del latino nelle medie dopo un lungo tempo di oblio. E consideriamo che, fortunatamente, in virtù dell’autonomia scolastica, molte scuole organizzano già da anni, in terza media, minimi corsi di latino pomeridiani su base volontaria.

Dall’entusiasmo alla delusione

Il mio entusiasmo iniziale è durato poco e si è trasformato in delusione.
Che sia stata, per lo più, un’operazione di facciata dettata da altri motivi (non legati all’istruzione)?
Si può solo sperare che questa sia la prima fase, la prima mossa a favore dello studio del latino e che in seguito, in successivi provvedimenti, si realizzi veramente il superamento della legge del ’77 e si torni a studiare “obbligatoriamente” e sul serio nelle scuole medie la lingua latina: almeno l’abc della lingua e magari anche le strutture sintattiche principali.
In realtà dubito.

In attesa di tempi migliori

Staremo a vedere, sempre, ostinatamente, ingenuamente in attesa di tempi migliori per il latino, in declino ormai anche negli stessi licei, negli stessi licei classici.
Staremo a vedere. Le elezioni si avvicinano.
Un’ultima considerazione interessante. Alcuni Cardinali stanno facendo pressione presso la Santa Sede per un progressivo ritorno alla Messa in latino e al canto gregoriano.
Chissà che il destino del latino nella scuola italiana non passi anche attraverso lo Stato Pontificio!

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