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Le gite scolastiche? Vanno ripensate, non abolite

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Le gite scolastiche vanno abolite o riviste? Dopo i messaggi di abbandono, inviati da diversi presidi, l’opinione prevalente degli ultimi giorni è quella di avviare un dibattito.

Le polemiche sono nate a seguito degli ultimi fatti accaduti a Milano, dove a distanza di pochi mesi due liceali hanno perso la vita cadendo dalla stanza d’albergo dove alloggiavano per visitare l’Expo. In una lettera inviata il 21 ottobre a Tuttoscuola, firmata congiuntamente da Giorgio Rembado e Mario Rusconi, i vertici della principale associazione di dirigenti scolastici chiariscono che, prima di pensare all’abolizione, “è necessario che si avvii un serio dibattito nei collegi dei docenti e nei consigli di istituto, che tenda a riportare nell’alveo formativo queste iniziative, coinvolgendo studenti e genitori”.

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Per Rembado e Rusconi “si assiste spesso – specie per i viaggi organizzati dalle scuole superiori – ad una sequela di episodi poco edificanti dal punto di vista civile ed educativo, quando poi non sfociano in tragedia, episodi che depistano i partecipanti dagli obiettivi culturali e li spostano su forme di trasgressione tendenzialmente fuori da ogni limite e da ogni possibile azione di vigilanza da parte dei docenti accompagnatori”.

Da qui la necessità – concludono la missiva – di ripensare queste iniziative “che, lasciate a se stesse, potranno solo costituire materia di morbosa attenzione mediatica o, peggio, di artata denigrazione dell’opera educativa della scuola e di chi vi opera con impegno e professionalità”.

 

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Sull’argomento si è espresso pure l’Anief, secondo cui “la gravità dei fatti accaduti nel capoluogo lombardo deve rappresentare un monito per migliorare le condizioni dei viaggi d’istruzione e per affrontare i disagi giovanili. Ma non può costituire un motivo valido per porre fine ad un processo di crescita, centrale per un i giovani, quale è l’uscita didattica in compagnia della classe: un’esperienza che solo lo scorso anno scolastico ha coinvolto 2 milioni e 700mila studenti e alunni italiani”.

“Sarebbe un grave errore – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief – pensare di non far partire più i ragazzi, quasi per colpevolizzarli. I viaggi, ad iniziare da quelli scolastici, rappresentano da quando esiste l’istruzione moderna un’esperienza fondamentale per la crescita di un giovane: senza la possibilità di viaggiare, grandissimi personaggi, come Claude Lévi-Strauss e Johann Wolfgang Goethe, non avrebbero mai avuto l’opportunità di realizzare quei meravigliosi scritti. La stessa crescita esponenziale del fenomeno Erasmus, che negli ultimi in 25 anni ha fatto viaggiare ben oltre tre milioni di studenti europei, conferma che anche nell’era di internet la voglia del viaggio rimane immutata”.

“Certamente – conclude Pacifico – occorre anche interrogarsi e riflettere sui motivi che portano al disagio giovanile. Che poi non sono molto lontani dalle motivazioni che conducono allo ‘sballo’, anche in età adolescenziale, e al gusto dell’infrangere le regole il sabato sera. O al lasciarsi andare nelle stanze d’albergo, dove i docenti in piena notte non possono più di tanto nemmeno intervenire”. 

 

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