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Le linee guida dell’Ue per gli ambienti di apprendimento

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Nel 2018 l’Unione Europea ha pubblicato le Linee Guida per gli ambienti di apprendimento, frutto di un lavoro triennale di un gruppo di esperti composto da dirigenti tecnici, scolastici, docenti, architetti, designer, politici e consulenti di otto Paesi (Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Italia, Norvegia, Portogallo e Svizzera) in rappresentanza dei Ministeri dell’istruzione che fanno parte dell’Interactive Classroom Working Group (ICWG) di European Schoolnet.

Nel documento è possibile rintracciare consigli pratici e supporto alle scuole che iniziano ad approcciarsi allo sviluppo e all’adattamento degli spazi di apprendimento al fine di permettere l’introduzione di metodi didattici innovativi utilizzando le nuove Tecnologie dell’Apprendimento e della Comunicazione (TAC).

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Ambienti di apprendimento e didattica

L’intento, quindi, del documento è di ispirare dirigenti scolastici, insegnanti, e aiutarli a ripensare l’attuale pratica didattica in aula e mostrare come anche dei piccoli cambiamenti nelle aule esistenti e negli altri spazi di una scuola possano avere un impatto importante sull’insegnamento-apprendimento.

Il Rapporto fa tesoro, anche, delle ricerche delle Clever Classrooms (153 classi di 27 scuole britanniche) che hanno evidenziato come “le differenze relative a qualità dell’aria, colore e luce possono, assieme, aumentare i progressi nell’apprendimento degli alunni delle scuole primarie fino al 16% in un anno“.

Quanto sia importante e determinante l’organizzazione degli spazi lo ribadisce nel documento Sanoff, docente di architettura dell’Università della Caroline, che ha ribadito come l’ambiente intenzionalmente strutturato rappresenta il “secondo insegnante”, enfatizzando la dimensione prossemica dello spazio che “rispecchia le idee, i valori, gli atteggiamenti e le culture delle persone all’interno dello stesso“.

Future Classroom Lab   

Nel documento viene anche suggerito l’ideazione e l’impostazione di un Future Classroom Lab con la creazione di sei zone di lavoro per sperimentare diversi approcci all’insegnamento-apprendimento, nelle quali le studentesse e gli studenti devono diversificare le loro attività.

Nella zona 1 dedicata al «Ricercare» gli studenti sono invitati a un brainstorming per scoprire autonomamente cose e a essere partecipanti attivi invece che ascoltatori passivi. I docenti utilizzano questo spazio per sperimentare approcci esplorativi basati su progetti e aiutare a potenziare il pensiero critico degli studenti.

Nella zona 2 denominata «Creare» gli studenti danno spazio alla loro immaginazione per pianificare, progettare e produrre le loro opere.

Nella zona 3 del «PRESENTARE» avviene la condivisione e la socializzazione tra gli studenti dei loro risultati e dei loro prodotti.

Nella zona 4 dell’«INTERAGIRE» i docenti sperimentano diverse configurazioni dell’aula, anche tradizionale, per migliorare l’interattività e la partecipazione degli studenti.

La zona   5 dello «SCAMBIARE» aiuta gli insegnanti a sperimentare come le tecnologie possano aiutare e favorire un modo di comunicare e collaborare più efficace.

La zona 6 «SVILUPPARE» è uno spazio per l’apprendimento informale e la riflessione e permette agli studenti di svolgere lavori scolastici in modo indipendente, secondo il loro ritmo.

Un monitoraggio dell’I.S.T.E. (Istituto Superiore Tecnologie Educative) ha dimostrato come le classi progettate intenzionalmente per promuovere l’apprendimento attivo hanno fatto crescere di molto il coinvolgimento degli studenti rispetto a quelle tradizionali”. Gli studenti intervistati hanno segnalato:

  • aumento del coinvolgimento pari all’84%;
  • capacità di riuscire meglio pari al 72%;
  • maggiore motivazione a frequentare le lezioni pari al 72%;
  • capacità di essere creativi pari al 77%.

PNRR

In Italia con il PNRR si pensa di intervenire in modo significativo sull’edilizia scolastica facendo tesoro di questi suggerimenti. Il Ministro Colao incaricato di fare una ricognizione sulle caratteristiche degli edifici scolastici ha fatto propri i dati diLegambiente, di Cittadinanzaattiva e della Fondazione Agnelli (2019), che rilevano come il 42% del patrimonio edilizio delle nostre scuole, (circa 41.000 edifici), risulti “datato” (costruito prima del 1971), e per quanto riguarda le condizioni di sicurezza si ufficializza che il 60% degli edifici scolastici non è in possesso del certificato di prevenzione incendi, esponendo a gravi rischi e responsabilità i dirigenti scolastici.

Ma soprattutto è stato rilevato da questo monitoraggio come il patrimonio edilizio scolastico non sia adeguato alle esigenze di una didattica efficace (aule spaziose, laboratori, servizi e spazi comuni, aree verdi).

Il PNRR si prefigge di provvedere nell’arco di un decennio alla:

  1. costruzione di 1.000 nuovi edifici scolastici (mediamente 10 in ogni provincia italiana) orientati a criteri di bio-edilizia e sostenibilità energetica, dotati di servizi di mensa ed ambienti per la socialità, con flessibilità di soluzioni, coinvolgendo nella progettazione architetti, pedagogisti e insegnanti;
  2. sviluppare un programma di rifunzionalizzazione di edifici scolastici già esistenti, per dotare 2.000 scuole (mediamente 20 in ogni provincia) di servizi di mensa, refezione, palestre, laboratori, spazi comuni, attrezzature;
  3. procedere   alla manutenzione straordinaria di almeno 5.000 scuole (50 in ogni provincia) per messa a norma antincendio, antisismica, servizi igienici, risparmio energetico, ristrutturazione dei bagni.

L’augurio doveroso è che l’Italia promotore di questo importantissimo documento possa riuscire, grazie alle ingenti risorse europee e alla importante tradizione pedagogica sull’organizzazione degli spazi di apprendimento, basti citare Montessori e Malaguzzi, ad essere pronta a questo appuntamento con la cultura.