Breaking News
Aggiornato il 18.11.2025
alle 16:10

Le parole della Ministra Roccella sono davvero così vergognose come dicono in tanti?

“Tutte le gite scolastiche ad Auschwitz […] secondo me sono state incoraggiate e valorizzate, perché servivano a dirci che l’antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia, e collocato in una precisa area: il fascismo”.
Parole che la ministra della Famiglia Eugenia Roccella ha detto a Roma il 12 ottobre scorso a un convegno dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane e che giornalisti e politici hanno variamente definito “vergognose”, “gravissime”, “deliranti”.

Io invece osservo che corrispondono a diverse esperienze da me vissute in vent’anni d’insegnamento di materie letterarie nei licei. Se infatti fossero false, in quegli anni avrei visto progetti d’istituto non impostati esclusivamente sull’antisemitismo nazista e fascista ma sul dato storico che il popolo ebreo è stato perseguitato per almeno duemila anni e che la Shoah – pur nella sua terribile unicità – va collegata a quella storia costellata delle più disparate categorie di carnefici.

Ho reagito a quei progetti d’istituto informando gli studenti delle mie classi sul significato del termine “antisemitismo”, sui pregiudizi religiosi e razziali su cui si è fondato, sulle violenze commesse con i più vari pretesti da individui accomunati unicamente dall’appartenenza alla specie Homo sapiens. Considerazione banale, lo so. Ma far pensare gli studenti al fatto che quelle azioni furono commesse non da “cattivi” coi quali nulla hanno a che fare, bensì dai loro simili, li aiuta a non ergersi ottusamente a giudici di epoche intere, a evitare di ricercare comodi capri espiatori, a renderli consapevoli dei mostri che ogni cieco indottrinamento religioso o ideologico può risvegliare nell’abisso del nostro essere.

Sono certa che molti docenti in questi anni hanno seguito con me e meglio di me questa strada. Mi chiedo però in quanti eravamo e in quanti siamo, e in quanti erano e sono coloro che hanno continuato ad additare agli studenti il Nazismo e il Fascismo – defunti da quasi un secolo, è la mia opinione – quali perenni sorgenti di ogni male dell’uomo.
Non sono in grado di produrre statistiche ma sono certa – per esperienza personale – che questi ultimi hanno spesso rappresentato il gruppo più assecondato e sostenuto all’interno degli istituti. Oggi, vedendo quel che accade nelle università e nelle piazze in margine al conflitto Israele-Hamas-Palestina (mi rifiuto di confondere gli ultimi due termini), mi chiedo se la strada più rumorosamente battuta era quella giusta.

E mi chiedo anche se le parole della ministra Roccella – al netto della poco opportuna definizione di “gite ad Auschwitz” – siano così “vergognose”, “gravissime” e “deliranti” come sono state definite da chi forse non è mai salito in cattedra in vita sua.

Caterina Diemoz


Vuoi che te lo restituisca in formato articolo di opinione (con titolo, occhiello e impaginazione editoriale)?

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi