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Le persone con disabilità intellettive hanno diritto alla cultura, chi visita un museo o partecipa a un laboratorio sviluppa più emozioni e relazioni

Marco Giuliani

La parola “cultura” non è soltanto un diritto, ma anche uno strumento fondamentale di crescita personale, a partire dalle persone con disabilità a livello intellettivo. Visitare un museo, partecipare a un laboratorio o entrare in contatto con il patrimonio artistico, sono attività che permettono di sviluppare emozioni, relazioni e nuove modalità di comunicazione, quasi sempre più immediate e meno rigide rispetto a quelle tradizionali. A metterlo in risalto è stata l’indagine Iqvia 2025, presentata in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Dall’indagine condotta da Iqvia e ripresa da Adnkronos, risulta che su circa 1.200 persone esaminate . tra popolazione generale, caregiver e operatori – il 54% ha dichiarato di non avere una reale conoscenza della disabilità intellettiva. Questo dato è particolarmente significativo, perché la scarsa informazione contribuisce alla creazione di barriere culturali e sociali, spesso invisibili ma molto concrete. Una condizione che comunque stride con quella scolastica, considerando che in Italia il sostegno e l’integrazione degli alunni con disabilità risulta tra i più avanzati al mondo.

L’indagine Iqvia mostra una forte differenza di percezione tra popolazione generale e chi vive quotidianamente la disabilità. Solo il 31% della popolazione generale considera le attività culturali (come musei e mostre) centrali per una vita piena e soddisfacente, mentre la percentuale sale al 67% tra i caregiver e al 70% tra gli operatori che assistono persone con disabilità intellettive.

Anche sul tema dell’accessibilità emergono dati critici: se per il 23% della popolazione generale il patrimonio culturale risulta poco o per nulla accessibile, questa percezione cresce drasticamente tra caregiver (71%) e operatori (74%), che sperimentano direttamente le difficoltà organizzative, comunicative e strutturali.

Questi numeri trovano conferma anche in studi più ampi. Secondo l’ISTAT, le persone con disabilità partecipano ad attività culturali in misura nettamente inferiore rispetto al resto della popolazione, soprattutto per barriere informative e mancanza di servizi adeguati.

Un altro aspetto rilevante riguarda le emozioni vissute durante le visite culturali. Mentre il 58% della popolazione generale si dichiara soddisfatta dell’esperienza museale, il 32% dei caregiver riporta sensazioni negative come disagio, solitudine e mancanza di spiegazioni comprensibili. Anche il 19% degli operatori segnala difficoltà legate alla scarsa inclusione degli spazi culturali.

Queste criticità incidono anche sulla frequenza delle visite: dichiara di non visitare mai o quasi mai musei e mostre il 55% dei caregiver e il 57% degli operatori, soprattutto a causa della complessità organizzativa e della carenza di materiali informativi adatti alle persone con disabilità intellettive.

In questo scenario si inserisce il lavoro del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), che da anni porta avanti un percorso di inclusione culturale, attraverso collaborazioni con associazioni specializzate, il FAI mira a rendere il proprio patrimonio storico, artistico e paesaggistico accessibile a un pubblico sempre più ampio.

Tra le iniziative più significative c’è “Museo per tutti”, progetto ideato da L’abilità Onlus e sostenuto da Viatris. Dal 2016, importanti 16 beni del FAI sono entrati a far parte di questa rete, adottando strumenti come guide in linguaggio facile, percorsi dedicati e personale formato. Questo modello è oggi considerato un esempio virtuoso di accessibilità culturale anche a livello nazionale.

Secondo caregiver e operatori, la cultura è uno degli ambiti in cui famiglie e persone con disabilità intellettive ricevono meno supporto (79% e 75%), soprattutto se confrontata con settori come la scuola o lo sport, dove i servizi dedicati risultano più strutturati.

Numerosi studi dell’Unescodicono che la partecipazione culturale migliora l’autostima, le capacità relazionali e la qualità della vita delle persone con disabilità.

I dati e le testimonianze mostrano chiaramente che l’accesso alla cultura per le persone con disabilità intellettive non è un tema marginale, ma una questione centrale di diritti, benessere e cittadinanza attiva. Progetti come “Museo per tutti” dimostrano che un cambiamento è possibile, ma serve un impegno continuo da parte delle istituzioni culturali e della società nel suo complesso. Rendere la cultura davvero accessibile significa costruire una comunità più inclusiva, consapevole e capace di valorizzare ogni persona.

In Europa, secondo dati del European Disability Forum, si stima che circa l’1-3% della popolazione presenti una forma di disabilità intellettiva, mentre in Italia si parla di centinaia di migliaia di persone coinvolte, direttamente o indirettamente, insieme alle loro famiglie.

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, la disabilità intellettiva riguarda limitazioni significative nel funzionamento intellettivo e nel comportamento adattivo, che influenzano le abilità concettuali, sociali e pratiche.

L’accesso alla cultura per le persone con disabilità è inoltre tutelato dall’articolo 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce il diritto di partecipare alla vita culturale, ricreativa e artistica su base di uguaglianza con gli altri. Tuttavia, il divario tra diritti sanciti e realtà quotidiana resta ampio.

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