Home Attualità Le proposte dei COBAS sul “tempo scuola perso”

Le proposte dei COBAS sul “tempo scuola perso”

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I tagli del tempo scuola

La “riforma” Tremonti-Gelmini del 2008-2010 ha ridotto il monte-ore delle lezioni in tutti i gradi scolastici. Nella Scuola Primaria, dalle 30 e 40 ore settimanali si è passati a 24, 27, 30 e 40 ore (ma gli ultimi due sono realizzabili solo in rapporto all’organico assegnato), con l’introduzione deleteria della figura della maestra unica. Nella ex Scuola Media sono state mantenute le 30 ore settimanali (anche se esistevano molte sezioni con 2a lingua straniera a 33 ore), mentre il Tempo Prolungato è stato portato da 40 a 36 ore (elevabile fino a 40 solo su richiesta maggioritaria delle famiglie). Il mantenimento delle 30 ore non è stato però indolore: le due ore per la 2a lingua straniera sono state tolte una a Tecnologia (in spregio alla necessità di un approccio critico al dilagare dell’innovazione tecnica) e una a Lettere (dimezzamento delle 2 ore di Geografia e problemi di composizione delle cattedre, con molti docenti che svolgono un’ora di Approfondimento in numerose classi). Nella secondaria di 2° grado è avvenuta la scrematura più pesante: nei Tecnici l’orario medio settimanale è passato da 36 a 32 ore e riduzioni similari sono avvenute nei Professionali. Nei Licei la riduzione più pesante ha colpito gli Artistici: biennio comune da 39-40 a 34, mentre nel secondo biennio e nel quinto anno da 44-41 a 35. Nel tempo, inoltre, si sono susseguite le intollerabili proposte di taglio di un intero anno scolastico alle Superiori. Segnaliamo in particolare quella del ministro Bianchi che in qualità di coordinatore del Comitato di esperti, il 20 luglio 2020 ha presentato all’allora ministra Azzolina un rapporto per la ripartenza della scuola, dove si lamentava il “confronto con quanto proposto in altri Paesi, in cui i ragazzi possono entrare nel mercato del lavoro con almeno un anno di anticipo rispetto ai ragazzi italiani”.

Risposte ai problemi causati dalla DaD

Passati i primi 14 mesi di pandemia e di DaD, per fortuna, sembra divenuto senso comune che la DaD sia una lontanissima parente delle lezioni in presenza e che abbia provocato esiti nefasti: svilimento dell’apprendimento socio-culturale, aumento della dispersione e del disagio psichico. Però, come è costume della politica italiana, individuato il problema non se ne affrontano le cause reali: interventi seri e rapidi su sanità, trasporti e scuola (riduzione del numero degli alunni, stabilizzazione dei precari e investimenti sull’edilizia come chiesto dai COBAS con lo sciopero del 26 marzo). Ma si attuano interventi estemporanei destinati a fallire nel volgere di pochi mesi. Ed ecco il levarsi d’alti lai per recuperare “il tempo scuola perso” prolungando le lezioni in estate. Le ipotesi circolate sui media sono state varie e fantasiose. Qualcosa di più reale dovrebbe giungere a fine aprile da un progetto che il Ministero Istruzione sta elaborando. Dicono che i soldi ci siano (18 mila euro in media per ogni scuola) e che il piano sia così articolato: a giugno recupero degli apprendimenti, a settembre accoglienza, a luglio-agosto attività ricreative. Le attività di recupero sarebbero previste per il personale scolastico e gli studenti su base volontaria mentre le attività di socializzazione si attuerebbero in accordo con imprese del Terzo Settore. Tralasciamo la perniciosa commistione tra sistema di istruzione pubblica e privato sociale, pagata con i soldi della collettività e con le scuole che dovrebbero farsi garanti della “qualità” degli interventi privati entrati strutturalmente nell’offerta formativa e di cui tenere conto nella valutazione, come prevede il succitato piano elaborato lo scorso luglio da Bianchi & C. Volgiamo invece l’attenzione su come le soluzioni più ovvie, ma anche più funzionali, vengano scartate solo per accentuare il processo di destrutturazione e privatizzazione della scuola pubblica. Ma quali garanzie di riuscita possono dare attività di recupero realizzate su base volontaria, immerse nei calori estivi? Di quante altre incombenze devono caricarsi – a parità di retribuzione – i lavoratori della scuola a settembre?

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Una soluzione vera

Eppure, la soluzione vera al recupero del “tempo scuola perso” è sotto gli occhi di tutti: aumentare le ore di lezione in tutti i gradi scolastici, riportandole al livello pre2008-2010. Basta invertire la rotta delle politiche scolastiche degli ultimi decenni: più tempo scuola per dare dignità (pensiamo alla Geografia e all’Ed. Civica) e respiro allo studio delle varie discipline e magari inserirne di nuove e indispensabili (l’Educazione alle Immagini digitali fisse e in movimento, ad esempio). Senza dimenticare un ritorno al Tempo Pieno e Prolungato pre-anni ’90, esteso soprattutto nel Meridione. Se poi si portassero a 18 ore le cattedre di tutti/e i/le docenti dall’Infanzia alle Superiori il conto delle nuove assunzioni aiuterebbe anche a lenire qualche piaga sociale.

Carmelo Lucchesi  coordinatore della rivista COBAS

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