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L’educazione nel bosco e l’educazione secondo natura

Senza entrare nel merito delle scelte della magistratura di allontanare i tre bambini dai genitori biologici e senza avere la pretesa di offrire soluzioni alla vastissima problematica educativa legata alla particolare situazione, è necessario, in primo luogo, liberare la mente da orientamenti ideologici e partire dall’esperienza concreta.

Premesso che l’educazione è antica quanto l’umanità e che non esiste nessuna grammatica educativa che assorba nella sua interezza il problema o i problemi, bisogna riconoscere che l’educazione, oltre che di tecniche, di idee e di principi universalmente validi, è soprattutto una questione di stile, di sensibilità, di amore, di azione.

La regola aurea, la norma delle norme di ogni pedagogia, consiste nel credere pedagogicamente al valore pratico, affettivo e formativo dell’agire vivo e realistico, proteso alla costruzione della persona su un piano di umanità. I libri non educano, le leggi, i precetti e le norme non creano la persona; non si formano i giovani se non c’è l’ansia e la sofferenza di ciò che è esplicitamente comprensivo e costruttivo dell’umana felicità.

In questa prospettiva, la famiglia e solo la famiglia rappresenta un segno eloquente di fede e di amore nella propria missione umana, civile, sociale e religiosa: fede e amore nelle esigenze e nei bisogni integrali del mistero educativo di ogni civiltà e di ogni tipo di cultura.

Se ben si riflette, l’educazione è un fatto che interessa sommamente la persona nella sua singolarità, nel suo nucleo affettivo, e nessuna pedagogia, nessuna felicità, nessuna crescita è possibile senza una vera e propria cura formativa che può trasmettere e dare solo la famiglia. Il bambino è un tutto unico e complesso in relazione conoscitiva, affettiva e attiva con tutto l’universo, naturale e familiare, che lo circonda.

È un errore, dunque, trascurare, ignorare o ostacolare il dispiegamento vitale dell’educazione familiare. La famiglia, nel bene e nel male, è il tutto, è il fine, è il centro nel quale e per il quale il bambino cresce, vive e viene educato. L’educando è soprattutto figlio, educatori sono i genitori.

Eventuali, vere o presunte, inadempienze, una parziale o mancata attenzione educativa, non giustificano la demonizzazione di un determinato stile di vita, di determinate scelte formative; la scienza pedagogica non punisce, non sottrae, non si limita a valutare solo ed esclusivamente le competenze relazionali, il contatto con i libri e la quantità di nozioni acquisite, ma aiuta alla completa conoscenza della natura e delle sue leggi.

I bambini, oggi, vivono di immagini, di surrogati della natura, si nutrono di un insegnamento prevalentemente verbalistico, che lascia poco spazio al valore determinante dell’esperienza. Seguire la natura significa imparare ad osservare e conoscere il modo di procedere stesso della natura (nascita, crescita, sviluppo delle piante, degli animali ecc.), significa rendere il bambino eminentemente attivo nella costruzione della sua esperienza, realmente capace di elaborare i dati stessi dell’esperienza, formandosi una sua propria cultura, un carattere, una personalità.

Nell’educazione si dovrà quindi non comprimere, ma suscitare, assecondare e dirigere la nativa attività del bambino, che deve essere aiutata e non sostituita da più o meno validi precetti teorici. La formazione della libertà, del giudizio, del carattere rimane il fine supremo dell’educazione, al di sopra di qualsiasi parziale visione di cultura spicciola o di erudizione libresca.

Ovviamente ciò non significa trascurare o ignorare il valore formativo della scuola e dei suoi programmi, che rimangono sempre indispensabili per una completa ed esaustiva formazione, ma rispettare la scelta di una educazione serena e naturale e aiutare gradualmente la famiglia a comprendere, senza alcuna azione punitiva o di forza, il significato e il valore di una pedagogia, di una educazione che ponga piena fiducia nella cultura, nel progresso e nella scienza.

Fernando Mazzeo

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