Home Personale Legge 104 e difficoltà nel reperire docenti: intervista ad alcuni dirigenti

Legge 104 e difficoltà nel reperire docenti: intervista ad alcuni dirigenti

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Sono trascorsi, come ricordato in questi giorni più volte, 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 104, quella che per inciso tutela i diritti delle persone di ogni età con diverse forme di disabilità. In questo contesto la scuola e tutto il sistema dell’istruzione in Italia gioca un ruolo importante, spesso infatti – o quasi sempre – si inizia proprio dai primi anni dell’istruzione quel cammino a volte faticoso e spesso fallimentare, a volte quello che apre le porte e elemina le barriere, per crescere e superare ostacoli.

La Legge 104 sin dai suoi albori si è preoccupata del sistema dell’istruzione, infatti proprio in uno dei primi articoli, l’articolo 13, si prevede l’assegnazione di docenti specializzati per le attività di sostegno e in cui si specifica che essi sono assegnati alle classi in cui operano e che, pertanto, partecipano alla programmazione didattica ed educativa e all’elaborazione e verifica delle attività di dei collegi dei docenti.

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La Legge 104 del 1992 rimane ancora oggi una delle più dettagliate e inclusive nel panorama europeo. In altri paesi vige infatti un sistema di inclusione più variegato, detto misto, in cui la quota di alunni con disabilità inserita in scuole speciali o in classi speciali di scuole comuni supera il 10%. Tra luci e ombre in tre decadi il provvedimento legislativo ha creato cultura e accoglienza, inclusione e competenze.

Difficoltà nel reperire gli insegnanti: la parola ai dirigenti

Abbiamo chiesto ad alcuni dirigenti scolastici di raccontarci le difficoltà nel reperire gli insegnanti di sostegno e quali sono le principali problematiche che affrontano oggi le scuole nella tutela del diritto allo studio, proprio come sancito in modo innovativo 30 anni. Abbiamo anche chiesto loro di commentare la questione dell’obbligatorietà delle ore di formazione per i non specializzati e anche di dare un riscontro sulle reazioni delle famiglie che chiedono l’insegnante di sostegno, rispetto a ritardi e problematiche.

“È molto difficile quest’anno reperire docenti di sostegno nella scuola dell’infanzia e primaria – dice il dirigente Renato Scutellà dell’IC Biella 3 – e in corso d’anno anche per la secondaria di primo grado. Abbiamo dovuto ricorrere alle MAD. Non c’erano docenti in nessuna graduatoria. Il reperimento, lo confermo, è stato molto difficile. Sulla formazione, sappiamo molte bene che i docenti non specializzati hanno necessità di essere formati, proprio perché è fondamentale che siano preparati. Nell’IC 3 di Biella i docenti hanno aderito alla formazione, consapevoli dell’importanza. Le famiglie sono abituate ai ritardi dell’assegnazione dei docenti di sostengo, ma grazie alla realtà locale di collaborazione con l’ufficio Scolastico provinciale, possiamo quasi sempre rispondere in modo efficace alle richieste”.

Roberta Manco, dirigente scolastico dell’IC Ugento, dell’omonimo comune di provincia di Lecce, afferma: “le graduatorie si esauriscono e quindi dobbiamo far ricorso a quelle dove si trovano docenti non specializzati, per cui non sono poi in grado, se non con difficoltà, di applicare strategie inclusive. Per questo è necessario avere almeno una formazione, quindi ritengo importante, anche se breve, la partecipazione alle 25 ore. C’è la tendenza, inoltre, a pensare che il docente di classe possa affidare la gestione dello studente Bes a quello di sostegno, in questo modo chi non è specializzato non sempre è in grado di mettere in pratica al meglio strategie educative adeguate. Le famiglie reagiscono ai ritardi dell’assegnazione del sostengo creando grosse problematiche di conflittualità non solo relazionale, tra scuola e famiglia, ma spesso ci sono contenzioni, entrano in gioco associazioni, e piuttosto che mediare gli avvocati che le appoggiano creano ulteriore conflittualità”.