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27.07.2026

Legge anti-maranza bocciata da Gratteri, la proposta: “Psicologo alle medie e tempo pieno a scuola”

Lo scorso 23 luglio il Governo ha varato il cosiddetto ddl “anti-maranza”. Il Consiglio dei Ministri, per la precisione, ha approvato un disegno di legge per rendere più semplice processare i minorenni: la capacità di intendere e di volere del minore — dai 14 ai 18 anni — che commette un reato “si presume fino a prova contraria”. Finora doveva essere accertata caso per caso, adesso si inverte l’onere della prova.

A criticare la nuova norma è stato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri su La7, come riportato da Il Fatto Quotidiano. “Le norme anti-maranza? Tanto rumore per nulla. Sono norme annunciate con tanta enfasi, ma poi sostanzialmente riguardano solo 60 casi l’anno“, ha esordito.

Gratteri parla di prevenzione: “Non possiamo pensare a riforme che riguardano la scuola a tempo pieno già dalle scuole elementari e dalle scuole medie? Non possiamo pensare anche a uno psicologo in una scuola media, uno psicologo al liceo per aiutare questi ragazzi in difficoltà? In questo modo si può capire già prima che commettano il reato se potenzialmente possono essere pericolosi”.

“Sono necessarie delle riforme che servano veramente a velocizzare i processi e a dare veramente risposte sulla sicurezza. Perché ogni volta che c’è un decreto di sicurezza si aumenta la pena massima di un anno o due, ma non cambia nulla. È il minimo della pena che bisogna alzare, sopra i quattro anni, altrimenti in carcere non si va”, ha concluso.

Il discorso di Meloni

“Chi aggredisce, chi rapina, deve pagare sempre. Anche se ha quindici o sedici anni. Arresto per i minorenni in possesso di arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo”, così ha esordito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per commentare la norma, su un video pubblicato sui suoi canali social.

Oggi si fa un passo ulteriore. Cambia il punto di partenza: si presume sempre che un minore sia capace di intendere e di volere. Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile. Serve a punire quei ragazzi che fanno ciò che vogliono perché sanno che tanto non accadrà nulla.

E’ chiaro, la norma da sola non risolve il problema, né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento è un tassello, in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. 

Perché un ragazzo di quindici o sedici anni che diventa violento o commette reati, quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili.

E noi stiamo lavorando su tutti questi fronti, perché tutto si tiene insieme. La fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema. Alcuni risultati si iniziano a vedere, e per questo vogliamo insistere.

Perché uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano. E ha il dovere di essere severo con chi sbaglia, ma anche presente con chi rischia di perdersi. Perché non c’è vera libertà senza responsabilità”, ha concluso.

I casi

In effetti questa norma cambia il modo di “punire” i ragazzi, tra i quattordici e i diciotto anni, che sono violenti a scuola e aggrediscono i docenti. I casi in questo ultimo anno scolastico sono stati in effetti tanti.

In qualche caso anche lo studente aggressore, prima di agire, ha pensato di poterlo fare proprio in quanto minorenne.

Le reazioni dell’opposizione

La norma “criminalizza un’intera generazione”, per il responsabile sicurezza del Pd Matteo Mauri. La segretaria dem Elly Schlein attacca: “Basta con la propaganda, hanno fatto un Cdm senza affrontare il tema della benzina”. Parla di “deriva autoritaria” Angelo Bonelli, di Avs: “Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. La prova del fallimento della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza”.

Per Save the Children: “La violenza giovanile è una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti”.

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