Le neuroscienze cognitive e intelligenza artificiale stanno spingendo la personalizzazione dei contenuti e possono risultare uno strumento utile come supporto degli insegnanti per una didattica innovativa e inclusiva. L’idea centrale è semplice: ogni studente apprende in modo diverso, ma oggi possiamo osservare tali differenze con una granularità prima impensabile e quindi si possono costruire contenuti e percorsi personalizzati.
Il concetto della personalizzazione dell’apprendimento è ormai da qualche anno uno dei fattori di innovazione della formazione, ma solo grazie all’introduzione di neuroscienze cognitive e intelligenza artificiale si avranno sviluppi facilmente applicabili nella didattica.
Da una parte infatti le neuroscienze ci permettono di comprendere il funzionamento del cervello negli atti dell’apprendere, l’AI predittiva e generativa offre invece strumenti in grado di modellizzare in tempo reale i processi cognitivi, adattando i contenuti al profilo dello studente.
Le neuroscienze rappresentano una delle più affascinanti e promettenti frontiere per l’educazione in quanto forniscono strumenti innovativi per comprendere a fondo i meccanismi cerebrali che regolano l’apprendimento, la memoria e l’applicazione delle conoscenze. In particolare, ci sono tecnologie avanzate come le risonanze magnetiche funzionali (fMRI) e l’elettroencefalografia (EEG) che consentono di osservare in tempo reale l’attività cerebrale, aprendo di fatto a “nuove strade per analizzare la neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di adattarsi e riorganizzarsi in risposta a stimoli e nuove esperienze”. (fonte pedagogia.it)
Queste tecnologie permettono inoltre di approfondire la sincronizzazione delle reti neuronali, fondamentale per il consolidamento delle informazioni, e l’impatto cruciale delle emozioni sull’apprendimento.
Le scoperte neuroscientifiche evidenziano che il cervello è un sistema altamente dinamico, in cui le interazioni tra fattori biologici, cognitivi ed emotivi determinano il successo educativo.
Va precisato che la personalizzazione dei contenuti non può essere delegata alle sole piattaforme ma richiede docenti preparati che sappiano interpretare i dati cognitivi e integrare gli strumenti digitali all’interno dei piani didattici.
Le piattaforme di adaptive learning monitorano continuamente le prestazioni degli studenti, sono in grado di identificare le lacune nel loro apprendimento e modificare di conseguenza il percorso formativo, proponendo i contenuti necessari per rispondere alle esigenze di ogni singolo ragazzo.
Un ambiente di apprendimento può essere considerato adattativo se presenta in particolare 4 funzionalità: Monitora le attività dello studente, interpreta i dati sulla base di specifici algoritmi, riconosce il livello raggiunto dallo studente rispetto ad obiettivi chiari impostati all’inizio del percorso, propone infine contenuti personalizzati sulla base dei risultati delle analisi eseguite.
Le piattaforme che si basano sull’adaptive learning sono in grado di offrire una proposta formativa su misura, elaborata partendo dall’analisi dei dati.
Come detto, oltre alle piattaforme è fondamentale la formazione del docente come riportato anche dal DigCompEdu Framework (European Commission 2018) e il Digital Education Action Plan 2021–2027 che insistono su un principio chiave: non basta introdurre nuovi strumenti; serve un nuovo modo di leggere ciò che accade nelle menti degli studenti. (fonte Agenda digitale).
E’ stato dimostrato da diverse ricerche che emozioni positive come entusiasmo e curiosità favoriscono il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina, migliorando la motivazione e la memorizzazione. Anche questi risultati consentono una rivisitazione delle pratiche educative, orientandole verso approcci sempre più personalizzati e centrati sulle esigenze individuali degli studenti, promuovendo una didattica inclusiva e innovativa.