Prima Ora | Notizie scuola dell'11 maggio 2026

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Tutti licei o tutti istituti?

E’ quasi sempre bene proporre novità (o presunte tali) e presentarle come innovazioni importanti e necessarie per il miglioramento del sistema (anche se non fosse vero). Sembra questa la ‘logica’ seguita dal Ministero dell’Istruzione (e del merito) in questi ultimi anni. Ultimamente poi, per continuare a presentarsi come validi innovatori, il Dicastero dell’istruzione ha lanciato (proprio lanciato) la proposta di ‘imporre’ il nome di ‘licei’ a tutti i percorsi scolastici della secondaria di secondo grado, abolendo così la dicitura ‘Istituti tecnici’ o ‘Istituti Professionali’. “Tutti i corsi superiori hanno la stessa dignità. Abbiamo già potenziato in tutte le tipologie di scuola superiore le materie base: Italiano, Matematica e Inglese proprio per colmare ogni divario”. Così (o anche così) si motiva tale proposta. Invero l’Italiano e la Matematica sono sempre stati basilari in ogni indirizzo scolastico e un teorico rafforzamento in termini di tempo non garantisce automaticamente un migliore apprendimento. E’ importante la qualità non solo la quantità (quanta tristezza poi nel sentire che l’inglese, solo l’inglese e non altra lingua, sia considerata una materia base!).

Comunque, al di là della validità o meno della ‘grandiosa’ idea, che ha tutta l’aria di una mera operazione ‘nominalistica’, esteriore, ‘di facciata’, forse di propaganda (propaganda ‘spicciola’, ‘immediata’, ‘superficiale’) e non sembra andare ad incidere sensibilmente sugli assetti e le strutture scolastiche attuali (comprese la pressoché fallimentare introduzione del liceo ‘made in Italy’ e la riforma, non per tutti convincente, del 4+2 dei professionali), è bene ricordare due o tre ‘fatti’:

  • La licealizzazione di tutti i corsi superiori era già stata proposta nel 2003 (Riforma Moratti).
  • La proposta del “tutti licei” è presente in una relazione del 2023 redatta da un gruppo di quattordici ‘esperti’ (o presunti tali), coordinati dal Prof. Bertagna. Nel documento, però, non si chiedeva solo un semplice cambio di denominazione — ‘liceo per tutti’ —, ma si prevedeva una riduzione del liceo da cinque a quattro anni per tutti gli indirizzi. Ottimo, è così che si aumenta la conoscenza! Invero anche questo colpo di ‘genio’ non è nuovo: già se ne parlava nella riforma del 2000 (è così in molti Paesi europei, con una storia scolastica diversa, e noi, secondo molti, dovremmo adattarci e ‘subire’ meccanicamente questi modelli).
  • Non dimentichiamo poi che, fin dal 1969 (riforma Codignola), anche i diplomati di Istituti tecnici o professionali (purché quinquennali) possono accedere a qualsiasi università, senza alcuna restrizione o limitazione (liberalizzazione universitaria). Quindi già da tempo qualsiasi diplomato ‘tecnico’ o ‘professionale’, oltre ad avere un suo naturale ‘sbocco’ lavorativo o un ‘legame’ spontaneo con determinate facoltà universitarie, può intraprendere il percorso universitario a lui più gradito (qualsiasi percorso). Adesso, con la succitata riforma tecnico-professionale del 4+2, si può passare dal diploma tecnico agli Istituti tecnologici superiori (le riforme non finiscono mai, e spesso occorre riformarle).

Chiarito questo, sono comunque sostanzialmente d’accordo nell’uniformare i nomi dei corsi secondari (così come nel chiamare la IV e V ginnasio 1° e 2° anno di ‘classico’), anche perché non ho mai pensato dogmaticamente (ora ancora più di prima) che un liceo sia superiore ad un tecnico o ad un professionale, prepari meglio e offra maggiori e più alte possibilità di lavoro. Ogni corso superiore possiede le sue caratteristiche e le sue finalità. Ogni corso superiore, se ben fatto, prepara ad affrontare qualsiasi tipo di studio universitario (certamente la scelta dipende dalle inclinazioni, dagli interessi e dalla volontà di ogni persona).

E poi siamo sicuri che i licei siano quelli di una volta? Un liceo dovrebbe fornire una solida e ampia formazione culturale e metodologica, preparando gli studenti a proseguire gli studi all’università o nell’alta formazione, oltre a sviluppare capacità critiche e competenze per comprendere la realtà sociale. Siamo sicuri che tutti i licei arrivino a fornire una tale preparazione? Siamo sicuri che gli istituti tecnici e professionali non siano, nella preparazione, all’altezza dei licei? Probabilmente occorrerebbe un’analisi statistica, anno per anno, scuola per scuola, caso per caso (mantenendo la dovuta diffidenza o il necessario distacco verso le ‘statistiche’).

E allora ben venga un solo nome per tutte le scuole superiori. Non li chiamerei però ‘licei’; al contrario, il nome giusto è ‘istituti’. Nessun liceo (l’etimologia del termine è troppo nobile per le scuole di oggi), solo istituti, tutti con egual valore e pari dignità.

Certo, il nome può avere un valore simbolico rilevante, in questo caso, però, mi sembra solo un discorso nominalistico, ozioso, per nulla ‘vitale’. Forse la proposta tendeva ad avviare un sofistico e vuoto dibattito di ‘eloquenza’. A che ‘pro’? Che non sia uno dei tanti spot elettorali?

Licei o Istituti? Tutti licei o tutti istituti? Non cambiare nulla? Non è questo il problema principale del sistema scolastico. Sono ben altre le ‘ferite’ che lacerano la nostra scuola. Ma questo è un altro discorso. O no?

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