Breaking News
Aggiornato il 28.09.2025
alle 15:26

Malessere giovanile: 150mila ragazzi in cura in Lombardia. L’analisi del neuropsichiatra Albizzati sul ruolo della scuola

Aluisi Tosolini

Il Corriere della Sera di Milano pubblica oggi un pezzo a firma di Sara Bettoni che analizza una delle vere emergenze lombarde. Secondo l’OMS potrebbero infatti essere ben 250mila gli adolescenti in difficoltà. Se questa è la stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, il computo del sistema sanitario lombardi ha dati certi di livello inferiore ma sempre molto preoccupanti: i bambini e gli adolescenti con disturbi neuropsichiatrici e neurologici curati in Lombardia l’anno scorso sono stati oltre 150mila, di cui 124mila assistiti negli ambulatori e 28mila finiti in pronto soccorso.

Il Corriere della Sera ha intervistato il prof. Alessandro Albizzati (neurospichiatra e primario all’Asst Santi Paolo e Carlo dell’Unità Operativa di Psicopatologia dell’Età Evolutiva), chiedendogli come intercettare i segnali del disagio silente prima che la situazione esploda. Cosa devono fare genitori, insegnanti e nonni?

L’adolescenza dei figli è diversa da quella dei genitori (o dei nonni)
La prima cosa da fare, dice il neuropsichiatra, è «evitare di identificare la propria adolescenza con quella dei propri figli. Le adolescenze sono andate progressivamente differenziandosi».
Gli adolescenti di oggi vivono in un mondo completamente diverso a quello di anche solo 25/30 anni fa e non è possibile confrontare la propria esperienza con quella dei propri figli.
«Questa generazione – dice ancora Albizzati – vive con i device sempre in mano, come smartphone e tablet, ha la tecnologia e i social network. Non è questione di fare guerra a questi strumenti, ma di gestirli. E più i genitori sono “anziani”, meno sono capaci di gestirli».

Come è andata oggi in internet?
«Potremmo dire che è quasi più importante chiedere ai ragazzi “come va su Internet?” invece di “come è andata la giornata a scuola?”. I genitori devono entrare in quel mondo, che è comunque un contesto di relazioni».

La scuola non va ovviamente banalizzata ed anzi il primario si sofferma su un tema molto importante e spesso generatore di conflitti tra famiglia e adolescenti, ovvero la scelta della scuola secondaria superiore al termine del percorso nelle medie.

«L’indirizzo di studio, soprattutto per le superiori, deve essere scelto in una dialettica sana tra adulto e ragazzo. È lecito che i genitori non annullino le proprie aspettative. Un figlio forte le sa affrontare e contrastare, se necessario. Ma la famiglia deve anche capire quando ridimensionare le proprie richieste».

I licei: richieste di alte performance e disagio
Un altro aspetto connesso al disagio adolescenziale è il livello di performance che alcune scuole richiedono ai propri studenti. Si è molto parlato in questi mesi del caso di un famoso liceo di Trento e per quanto riguarda la capitale lombarda Albizzati così si esprime: «I licei milanesi, classici e non, hanno una richiesta di performance alta su cui non flettono. E vedo anche poca propensione alla sperimentalità. Da anni chiediamo che si vada oltre la nozione e il profitto. Mentre vedo più apertura negli istituti tecnici e di periferia, dove gli insegnanti sanno in partenza di dover affrontare situazioni difficili».

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate