Home I lettori ci scrivono Lettera a Matteo Renzi, tanti dubbi, niente certezze

Lettera a Matteo Renzi, tanti dubbi, niente certezze

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Egregio Presidente

Ho letto con attenzione la sua lettera e ho deciso di risponderLe per contestare argomentazioni che, purtroppo, si sviluppano sempre in superficie e mai compiutamente nel merito.

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In rapida successione esamino le questioni più controverse.

 

 – Stabilizzazione dei precari e modalità di reclutamento docenti per organico funzionale

Assumere i precari è necessario e occorre farlo subito, nessuno può negarlo, e anche l’istituzione di un organico funzionale, a mio avviso è condivisibile: è da anni che se ne discute. Ciò che non mi convince è la procedura farraginosa e complicata che i Dirigenti scolastici dovranno attuare per poter usufruire di qualche docente in più. Se si vuole potenziare davvero l’autonomia scolastica perché non prevedere che ciascuna istituzione scolastica, in base al proprio Piano dell’Offerta Formativa, possa scegliere da una semplice graduatoria gli insegnanti di cui ha bisogno? È così difficile prevedere una graduatoria in cui far confluire i docenti neo assunti da inserire nell’organico funzionale affidandosi a parametri oggettivi (titoli di studio, titoli culturali, esperienze pregresse ecc.) piuttosto che ricorrere ad un albo provinciale gestito da un potere discrezionale del dirigente nei confronti del quale si eserciterebbe, inevitabilmente, la pratica della pressione clientelare?

 

– Piano triennale dell’offerta formativa

Lei è davvero convinto che è possibile affidare ad una macchina burocratica lenta e inefficiente la procedura per l’approvazione del Piano triennale dell’Offerta Formativa? Il Dirigente scolastico detta le linee di indirizzo, il Collegio dei Docenti elabora il Piano, il Consiglio d’Istituto lo approva, viene quindi inviato all’USR che a sua volta deve approvarlo ed inviarlo al MIUR che deve poi accertarne la validità e stabilire il numero di docenti che il Dirigente può scegliere dall’albo provinciale. Se uno solo di questi passaggi dovesse incepparsi, salterebbe tutto il Piano. Ad ogni modo, se il Piano venisse approvato nei termini utili, secondo la procedura prevista, i docenti che il Dirigente potrà “scegliere” cosa dovranno fare? Sostituire i colleghi assenti? Realizzare le attività extracurricolari declinate nel Piano triennale? Supportare i colleghi durante le attività didattiche curricolari? Espletare ore di insegnamento curricolare o extracurricolare per i corsi di recupero, il potenziamento delle scienze motorie, la lingua Inglese, la Storia dell’Arte, ecc.? Avendo qualche cognizione del modo in cui funzionano le scuole posso pacificamente affermare che alla fine saranno utilizzati solo come “Tappabuchi” per le supplenze giornaliere.

 

– Cosa significa investire sulla scuola

Sono fermamente convinta che “L’unica strada per riportare l’Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull’educazione” ma investire sulla scuola significa prevedere, innanzitutto, stanziamenti consistenti per l’istruzione e la ricerca scientifica sull’educazione e non cifre irrisorie.

Occuparsi dell’edilizia scolastica è urgente e prioritario ma non basta. Occorre stanziare più soldi per le spese di funzionamento amministrativo e didattico; destinare più fondi all’ampliamento dell’offerta formativa; assumere personale ATA e destinare a ciascuna istituzione scolastica il numero adeguato di collaboratori scolastici e di personale amministrativo; sbloccare il contratto ai docenti e prevedere un consistente aumento stipendiale. Questo dovrebbe fare il suo governo se si vuole davvero “cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi”. Infine è apprezzabile la decisone affidata ad un emendamento approvato di tenere aperte le scuole per l’intera giornata ma con quali fondi?

 

– Alternanza scuola-lavoro

Condivisibile prevedere l’aumento delle ore di alternanza scuola-lavoro da destinare agli allievi della secondaria di secondo grado. Ma Lei, esimio Presidente, forse non sa che le scuole devono pagare i tutor aziendali. Spesso non si riesce ad organizzare stage in azienda per tutti gli studenti per mancanza di fondi, per non parlare delle insormontabili difficoltà, che specie gli istituti scolastici del mezzogiorno, devono fronteggiare per trovare aziende disposte ad accogliere gli studenti.

 

– Valutazione dei docenti

Concordo con la valutazione dei docenti, personalmente accetterei di buon grado di essere valutata, ma da chi e come? Di sicuro non dal Dirigente scolastico né tantomeno dai miei colleghi. Gli studenti sono i migliori giudici: a loro è rivolto il nostro servizio e solo loro hanno il diritto di valutarci. Perché poi pensare di elargire compensi ai docenti meritevoli, tra l’altro in percentuali assolutamente inconsistenti, e non prevedere invece che il Dirigente scolastico, tramite provvedimenti disciplinari, proceduralmente meno complicati degli attuali, possa liberarsi degli insegnanti che non svolgono bene il proprio lavoro segnalandoli agli organi competenti?

Individuare e premiare gli insegnanti più meritevoli avrebbe un senso se l’obiettivo fosse quello della progressione professionale e di carriera degli insegnanti.

In ogni caso la valutazione dei docenti dovrebbe essere effettuata sulla base di parametri nazionali da gestire però in modo flessibile per soddisfare le diverse esigenze locali.

 

– Problematiche da risolvere

Sarebbe opportuno rivedere le scelte assunte in materia di dimensionamento della rete scolastica, in attuazione di una norma (Legge 111/2011) ritenuta illegittima dai Tar di diverse regioni e dalla Corte Costituzionale, violando i criteri per l’assegnazione dell’autonomia disposti dal D.P.R. 233/98, che negli ultimi anni hanno seriamente danneggiato la qualità dell’offerta formativa italiana. Come inderogabile appare ripristinare il numero delle ore decurtate per l’insegnamento delle materie professionalizzanti negli istituti tecnici e professionali, in nome di una sentenza (n. 3527/2013) del Tar Lazio.

 

– Art. 21: numero spropositato di deleghe al Governo

L’art. 21 prevede la delega al Governo ad adottare, entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, una molteplicità di decreti legislativi per un ambito molto vasto. Questa attribuzione così ampia di deleghe è semplicemente spropositata. Su così numerose materie dovrebbe essere il Parlamento titolare delle scelte e non solo il Governo.