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Lezioni private tra evasione fiscale e deontologia professionale

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Lezioni private svolte da professori della scuola secondaria di secondo grado, sia a studenti di altre scuole sia a studenti del proprio istituto e in particolare delle proprie classi.

Nel primo caso molti docenti finiscono sotto il mirino della guardia di finanza, come ad esempio raccontano le vicende di Ascoli Piceno. Infatti, nelle province di Ascoli e Fermoprosegue un piano di controllo economico del territorio da parte della Guardia di finanza. Sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme gialle sono finiti anche alcuni docenti di scuole superiori che darebbero lezioni private agli studenti completamente ‘in nero. I militari stanno verificando anche l’eventuale esistenza di veri e propri  accordi tra gli stessi professori nello ‘scambiarsi gli studenti in difficoltà. Un giro d’affari che potrebbe anche comportare responsabilità di carattere penale. Nel secondo caso sono state organizzate anche delle interrogazioni parlamentari.

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A tal proposito  nel  gennaio del 2012 il Sen. Raffaele Lauro aprì un nuovo fronte presentando un’interrogazione urgente al Ministro dell’Istruzione. Il contenuto dell’interrogazione diceva:per denunciare con forza, che molti docenti delle scuole, specie di quelle secondarie superiori, accanto alla maggior parte dei colleghi, che svolge meritoriamente la propria attività professionale con impegno, dedizione e correttezza, impartiscono, di nascosto e illegalmente, con l’omertosa complicità dei responsabili scolastici e, spesso, di altri colleghi, lezioni private ad alunni, anche dello stesso istituto, quando non della stessa classe d’insegnamento, senza dichiararlo alle autorità scolastiche e, naturalmente, facendosi pagare dalle famiglie, ad libitum, in nero; che questa pratica, oltre ad essere una grave forma di evasione fiscale, viola le norme di legge sul conflitto di interessi, all’interno della scuola italiana e quelle deontologiche, legate al delicato esercizio dell’attività educativa e formativa; che i giovani studenti e le famiglie, costrette a tale pratica illegale, crescono con una visione distorta del ruolo del docente, dell’istituzione scolastica, della funzione educativa e delle pubbliche istituzioni; che è necessario porre rimedio con urgenza a questa pratica di diseducazione civica, che pregiudica, in maniera determinante, l’iter formativo delle nuove generazioni, abituandole al compromesso, all’omertà e alla violazione delle regole. Lauro chiede, pertanto, al ministro “quali provvedimenti straordinari, oltre il richiamo all’osservanza rigorosa delle norme vigenti in materia e il severo controllo da parte dei responsabili scolastici, il ministro intenda adottare, e comunicare al Parlamento, per stroncare questo deleterio fenomeno, che pregiudica l’immagine della scuola italiana, nel suo insieme, e delle pubbliche istituzioni”.