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Liceo Darwin, Vito travolto da un tubo di ghisa non rimosso da 25 anni

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Quando il 22 novembre 2008 sono arrivato nella scuola poco dopo le 12, dopo il crollo, vidi un’aula con banchi, sedie e quaderni sparsi, ma le macerie invadevano tutto. Verso la parete del corridoio, il solaio si era ripiegato come un foglio di carta. Ma quello che ha attirato di più la mia attenzione è stato vedere alcuni tratti di tubazione in ghisa, tra le macerie, lunghi circa un metro e larghi 10 centimetri. Si capiva che erano pezzi fuori servizio“. Sono accuse pesanti quelle che ha lanciato il 17 settembre Giacomo Porcellana, ispettore dello Spresal-Torino 3, come primo teste dell’accusa al processo sul liceo Darwin, ripreso al Tribunale di Torino, per dare giustizia a Vito Scafidi, il ragazzo che, colpito proprio da un tubo di ghisa in testa nel novembre 2008, morì a 17 anni in un’aula del liceo scientifico di Rivoli a causa del crollo di un controsoffitto. Nei quasi due anni che sono seguiti alla tragedia accaduta in provincia di Torino, Porcellana ha indagato sui mutamenti strutturali del liceo scientifico: “nel 1983 – ha spiegato l’ispettore – vennero effettuati dei lavori di rinforzo del controsoffitto sopra l’aula scolastica, lavori che portarono alla demolizione di un blocco di quattro water alla turca sopra l’aula. I pezzi di ghisa rimasti, che derivano dall’eliminazione di quei water, non sono stati rimossi“.
Porcellana ha quindi illustrato attraverso diapositive, disegni, cartoline e documenti, la storia del fabbricato del liceo Darwin, in origine seminario vescovile, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1935-1937. Il completamento dell’ala est, dove al primo piano c’era l’aula dove morì Vito Scafidi, venne completata tra il ’62 e il ’63. Il controsoffitto sopra la stanza venne aggiunto probabilmente negli anni `70. In questo periodo la Provincia di Torino iniziò ad affittare alcuni dei locali e a far eseguire dei lavori per adibirli a aule scolastiche.

Il processo è molto sentito: ad ascoltare l’ispettore in aula erano presenti la madre di Vito, Cinzia Caggiano, il padre Fortunato e la sorella Paola, molti ex compagni di scuola, tra cui Andrea Macrì, il ragazzo rimasto infortunato, oggi sulla sedia a rotelle, durante la tragedia. Sono oltre 60 le parti civili costiuitesi, tra cui il Comune di Rivoli, la Provincia di Torino, Cittadinanza attiva onlus e Legambiente, che oggi ha citato il ministero dell’istruzione come responsabile civile.
Le accuse di Porcellana sembrano ora complicare la posizione del direttore dei lavori della scuola nei primi anni Ottanta, un architetto, responsabile del servizio di edilizia scolastica della Provincia e oggi imputato, insieme ad altre sei persone per omicidio e lesioni colpose.