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L’inclusione che non include

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Lo stanziamento di 12,5 milioni a favore dei bambini disabili delle scuole dell’infanzia paritarie potrebbe apparire come una splendida notizia a garanzia del diritto all’integrazione e all’inclusione del disabile.

Fatti i debiti calcoli, sommando anche lo stanziamento pregresso, lo Stato prevederà circa 3.000 euro complessivi all’anno per ogni disabile (6.500 alunni) dell’Infanzia paritaria (gestita da privati accreditati e Comuni) e 1.716,00 euro al restante 52% (7.101 alunni disabili) che frequentano la Primaria e la Secondaria di I e II grado paritarie.

Quanto costa in realtà un docente di sostegno alla scuola dell’Infanzia? Si può ipotizzare che il bambino disabile ne abbia bisogno in media 4 ore al giorno, dalle 10 alle 14, cioè 20 ore alla settimana; a calcoli fatti, il docente costa al gestore 1.000,00 euro al mese.

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Con 3.000,00 euro si pagano 3 mensilità di un docente di sostegno alla scuola dell’Infanzia. Chi paga le 10 restanti? La scuola paritaria? E’ obbligata per legge 62/2000. Dunque chiuderà. La famiglia? Impensabile. Si immagini la spesa, in proporzione, nei Corsi successivi, con una media di ore di sostegno giornaliere più alta e più costosa.

E’ la prova che lo Stato, nella situazione drammatica in cui si trova, non potrà mai provvedere al sostegno per i disabili della scuola pubblica paritaria. La discriminazione è insanabile. Infatti, nell’anno scolastico 2017/2018 (Focus Miur settembre 2018) gli alunni con disabilità che frequentavano le scuole statali italiane di ogni ordine e grado erano 245.723.

Ad oggi, lo Stato impegna quasi 5 miliardi di euro/anno per i docenti di sostegno di questi “suoi” disabili, con uno stanziamento medio annuale pro capite pari a euro 20.016. Il contributo annuale erogato dallo Stato alle scuole paritarie per i loro 13.601 alunni con disabilità ammonta a 23,3 milioni di euro (art. 1 quinquies legge 89/2016 e ssmmii), con uno stanziamento medio pro capite pari a 1.716 euro. La disparità di trattamento salta agli occhi. Dunque i 12,5 mln aggiunti per i soli disabili dell’Infanzia paritarie rappresentano il contrario dell’inizio di una soluzione all’ingiustizia, bensì la conferma della sua irrimediabilità strutturale.

La logica del compromesso, necessaria alla politica, nel caso dei disabili di “serie A” (statali) e di “serie B” (paritari) non si sposa con il buon senso,  sia perchè la scuola paritaria ha il diritto dovere di esistere per salvaguardare la libertà di scelta educativa in un sistema pluralistico (a meno che non si opti per il regime), sia perché la certa chiusura delle scuole paritarie con rette sotto i 4.000 euro, e cioè tutte le scuole dell’infanzia, comporterebbe una spesa aggiuntiva per lo Stato, in stipendi ai docenti di sostegno (in aggiunta ai 3.000 euro annui pro capite) di 117 mln di euro. Questo fantasma (che nasconde sotto al lenzuolo i 6 mld di euro degli alunni non disabili delle defunte paritarie) non potrà a lungo giustificare elemosine, visto che ormai, da destra a sinistra, la necessità dei costi standard è recepita, come pure il diritto di scelta educativa in un pluralismo formativo, espresso dalla Costituzione e dalla Legge targata Berlinguer.

Ecco perché la politica delle briciole, del “meglio che niente” non è funzionale alla soluzione del problema: allunga di poco la condanna a morte delle paritarie e, conseguentemente, quella del sistema nazionale di istruzione.  I 12.5 mnl di euro destinati solo ai disabili della scuola dell’Infanzia appaiono assurdi all’intelligenza del cittadino, o perlomeno singolare appare la certezza, da parte dello Stato laico, che il passaggio alla scuola Primaria comporti – previo pellegrinaggio a Lourdes – la guarigione immediata e duratura degli ex disabili dell’Infanzia lungo tutto il percorso scolastico, fino alla Maturità e oltre, sia che scelgano di restare nella pubblica paritaria, sia che decidano di trasferirsi alla pubblica statale.

Il cittadino intelligente comprende invece benissimo il motivo della benevola elargizione ai disabili delle paritarie dell’Infanzia: lo Stato è consapevole che non riesce a coprire su tutto il territorio nazionale la presenza di scuole dell’infanzia perché costruirne di proprie per assorbire i 524.031 alunni dell’Infanzia paritaria comporterebbe una spesa di 2 mld di euro per circa 1000 scuole da 500 bambini l’una, più la spesa annua pro capite di 8-10mila euro. Gli aiuti della sussidiarietà al contrario, però, non saranno eterni. In realtà, queste briciole, che appaiono dei passi in avanti, sono piuttosto uno strumento che assolve il politico, ma che continua a discriminare il disabile e che non eviterà la chiusura delle paritarie (quelle che non tagliano in due la società).

Se davvero si vuole mettere mano alla discriminazione, al netto di risorse che non esistono e di briciole che non bastano, la soluzione resta spendere meglio i danari dei cittadini, come lo stesso rapporto Ocse suggerisce, perché il sistema scolastico torni ad essere equo. L’unico passaggio, di fatto, che la storia suggerisce è 1) l’individuazione del costo standard di sostenibilità per allievo nelle forme che si riterranno più adatte al sistema italiano, 2) la conseguente possibilità di scegliere, per la famiglia, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria.

Qualche esperienza positiva ci viene da Regione Lombardia che con dote disabilità negli anni ha sempre favorito l’integrazione stanziando 3Mila euro a prescindere dall’ISEE. Infatti la misura della Dote Scuola 2019/2020 vede il finanziamento di ben 4,5 milioni per il sostegno agli studenti disabili. In questo caso, nell’ambito del sistema di istruzione pubblico paritario viene riconosciuto un contributo alle spese sostenute per l’insegnante di sostegno nelle scuole primarie e in quelle secondarie di primo e secondo grado paritarie che accolgono studenti disabili. Una coerenza c’è e si vede

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