Un ascensore che funziona poco e male, una classe al terzo piano, mesi di disagi e umiliazioni. E una famiglia costretta a rivolgersi al giudice per ottenere ciò che la Costituzione garantisce: il diritto all’istruzione. Il Tribunale civile di Lecce ha condannato un istituto superiore di Gallipoli a trasferire la classe di una studentessa con difficoltà motorie al piano terra, riconoscendo la violazione del diritto fondamentale all’istruzione su base non discriminatoria.
Come riporta Repubblica, la studentessa frequenta un istituto superiore di Gallipoli, ma per raggiungere la sua aula deve salire ogni giorno al terzo piano. Le sue difficoltà motorie, documentate da un’ampia cartella medica, rendono questa situazione non solo disagevole ma potenzialmente pericolosa. L’episodio più grave si è verificato l’11 marzo scorso, quando durante una prova antincendio la studentessa sarebbe stata lasciata percorrere una scala definita dalla famiglia “non idonea alle sue condizioni fisiche”. Per mesi, i genitori hanno chiesto al dirigente scolastico di trasferire la classe al piano terra, soluzione già adottata negli anni precedenti. La scuola ha sempre opposto un diniego, motivando la propria posizione con la disponibilità di un ascensore, accessibile con l’accompagnamento del personale scolastico. Una risposta che la famiglia ha ritenuto insufficiente, arrivando a formalizzare una diffida e, infine, a ricorrere in giudizio.
Il giudice della prima sezione del Tribunale civile di Lecce ha accolto il ricorso, condannando l’istituto ad adottare immediatamente ogni misura idonea a garantire l’accesso della ragazza ai locali scolastici, disponendo in particolare il trasferimento della classe al piano terra o comunque in un ambiente privo di barriere architettoniche. Nella sentenza si legge che “la collocazione della classe al terzo piano, a fronte di documentate difficoltà motorie della studentessa e di un ascensore ritenuto frequentemente malfunzionante e non utilizzabile in condizioni di sicurezza, ha integrato un ostacolo concreto, non episodico, alla fruizione del servizio scolastico”. Il giudice ha inoltre richiamato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che prevede un percorso educativo concretamente accessibile e inclusivo. La scuola è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali, liquidate in 1.856 euro.
La decisione del tribunale si inserisce in un quadro normativo preciso. Il diritto all’istruzione è garantito dall’articolo 34 della Costituzione e deve essere assicurato in condizioni di effettività e non discriminazione, in collegamento con il principio di uguaglianza sostanziale che impone alle istituzioni pubbliche di rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione degli studenti con disabilità. Il trasferimento della classe, secondo il giudice, rappresenta una misura “adeguata e proporzionata, perché interviene sul profilo organizzativo che genera lo svantaggio senza incidere irreversibilmente sull’assetto dell’istituto”, garantendo al contempo “con immediatezza condizioni di accesso effettivo e sicuro”.