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16.10.2026

Maltrattava i bambini alla scuola dell’infanzia con percosse e minacce, l’ex maestra condannata dalla Corte dei Conti a restituire 15mila euro. Escluso il danno all’immagine

La vicenda trae origine dai fatti contestati a un’ex docente di ruolo della scuola dell’infanzia di un Istituto comprensivo della provincia di Forlì-Cesena, in servizio dal settembre 2024. A seguito delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica di Forlì e delle registrazioni audio-video effettuate dai Carabinieri tra il 20 gennaio e il 4 febbraio 2025, sono stati documentati reiterati episodi di maltrattamenti (strattoni, spintoni, percosse e minacce) ai danni di diversi bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni.

Il quadro indiziario ha portato all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, alla successiva sospensione dal servizio e, a seguire, al licenziamento senza preavviso disposto dall’amministrazione scolastica. Sul piano penale, il procedimento si è concluso davanti al GIP del Tribunale di Forlì con una sentenza di patteggiamento a due anni di reclusione (con sospensione condizionale subordinata a un percorso di recupero della durata di un anno) per il delitto di maltrattamenti.

La decisione della Corte dei Conti: la maestra deve restituire 15.000 euro

Con la sentenza n. 160/2026/R, depositata il 15 ottobre 2026, la Sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna della Corte dei Conti si è pronunciata sul versante della responsabilità erariale. La Procura contabile aveva chiesto la condanna della convenuta alla restituzione dell’intero ammontare delle retribuzioni lorde percepite da settembre 2024 a febbraio 2025, pari a 18.507,75 euro, a titolo di danno patrimoniale da disservizio.

I magistrati contabili hanno accolto la domanda per il danno da disservizio, qualificando la condotta come esercizio illecito di pubbliche funzioni. Come si legge nelle motivazioni, il contenuto essenziale della prestazione del docente d’infanzia risiede nella cura, protezione ed educazione dei bambini. Il compimento di maltrattamenti rovescia radicalmente tale funzione, rendendo la prestazione del tutto priva di utilità per la collettività e trasformando lo stipendio erogato dall’amministrazione in un costo inutilmente sostenuto.

Tuttavia, tenuto conto dell’incertezza probatoria sulla frequenza e intensità degli episodi nel periodo antecedente l’installazione delle telecamere, la Corte ha fatto uso del proprio potere riduttivo dell’addebito, quantificando la condanna in 15.000,00 euro (oltre a rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia) in favore dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Perché è stata respinta la richiesta di danno all’immagine

La Procura regionale aveva richiesto un ulteriore risarcimento di 5.000,00 euro per presunto danno non patrimoniale all’immagine arrecato all’amministrazione scolastica. La Corte dei Conti ha però rigettato integralmente questa domanda.

I giudici hanno rilevato che i pochi articoli di stampa apparsi all’epoca dell’arresto non riportavano il nome dell’insegnante, né la denominazione specifica della scuola o dell’Istituto comprensivo. Inoltre, la pronta e severa reazione dell’amministrazione scolastica – che ha sospeso la docente a soli dodici giorni dall’arresto e l’ha licenziata entro tre mesi – ha dimostrato un’efficace tutela del prestigio e del decoro delle istituzioni, escludendo l’esistenza di un effettivo pregiudizio reputazionale risarcibile.

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