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23.10.2025

Manifestazione Cgil contro la manovra di bilancio e Cub indice uno sciopero generale il 28 novembre

La Confederazione unitaria di base ha indetto l’astensione dal lavoro nazionale, di tutti i settori pubblici e privati, per l’intera giornata del 28 novembre.

Le motivazioni sono tante, fa cui: il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’autodeterminazione del popolo palestinese e la condanna del “genocidio perpetrato da Israele, nonché un vero accordo di pace che preveda il ritiro dell’esercito israeliano dai territori palestinesi, la revoca del blocco navale davanti a Gaza e la libera circolazione di uomini e merci”. 
E poi: il blocco delle spese militari e dell’invio di armi in Ucraina e in Palestina e investimenti economici per la scuola, per la sanità pubblica, per i trasporti e per la garanzia di un salario garantito e il ripristino del Reddito di cittadinanza”. 
La Cub chiede, infine, l’aumento di salari e pensioni che consentano il recupero del potere di acquisto perso negli ultimi 20 anni, il ripristino di automatismi degli adeguamenti degli stipendi, l’approvazione di un salario minimo di almeno 12 euro l’ora e di un Reddito di Cittadinanza a sostegno della povertà, e il rilancio di un nuovo piano strutturale di edilizia residenziale pubblica. 

Intanto per sabato prossimo, 25 ottobre, la Cgil mobilita i lavoratori per una grande manifestazione a Roma: “Democrazia al lavoro per aumentare salari e pensioni, per dire no al riarmo, per investire su sanità e scuola, per dire no alla precarietà, per una vera riforma fiscale”.
Il concentramento dei lavoratori provenienti da tutta Italia è previsto alle 13:30 in piazza della Repubblica e da lì partirà il corteo per raggiungere piazza San Giovanni.
Affermano gli esponenti del sindacato:  “La manovra di bilancio è sbagliata e rappresenta anche un raggiro nei confronti di lavoratori e pensionati, perché con una mano dà, ma con l’altra toglie molto di più. Il fiscal drag in realtà toglie di più ai lavoratori in termini di salario reale rispetto a quanto venga dato ad alcune categorie di lavoratori attraverso la riduzione delle aliquote fiscali. Il risanamento dei conti pubblici è stato fatto attraverso una maggiore tassazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati e con queste tasse in più il governo mette in campo un equilibrio di bilancio, così nel 2026 uscirà dall’extra deficit, ma nulla hanno pagato le rendite finanziarie o i grandi patrimoni, tutto si è scaricato sulle spalle dei lavoratori”.
“Tra l’altro, nel 2026, uscendo dalla procedura di extra deficit, il governo potrà indebitarsi nuovamente per il riarmo del nostro Paese, così come è stato promesso al presidente Trump, anziché sostenere la nostra sanità, il cui finanziamento in rapporto al Pil è al minimo storico, anziché finanziare l’istruzione, la ricerca. Insomma anziché favorire lo sviluppo di questo Paese e la giustizia sociale”.    

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